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19 giugno 2007

Ricette sparse (10)

Dopo un maggio in cui abbiamo rischiato l'estinzione come specie, vi ricorderete degli "allarmi desertificazione" dell' "emergenza agricola", del Po a rischio scomparsa, della pubblicità su MTV, e delle catene di santantonio, che vi hanno impestato la casella postale, con la storia del nipotino che chiedeva al nonno ecc. ecc. Bene dopo quel tanto allarmare, è piovuto. Da un mese a questa parte, è piovuto, da qualche parte continua a farlo anche intensamente. Tutti i giornalisti si sono andati a cercare altre notizie. Ma attenti da questa settimana, da oggi, arriva il "caldo africano", "l'AFA", "la canicola", e i giornalisti ricominceranno a tempestarvi di allarmi e consigli, se volete io ve ne anticipo alcuni, così che quando li sentite in tv potete cambiare canale o, molto meglio, spegnere la televisione.

Allora ricordatevi che:
- non dovete uscire nelle ore più calde; se l'ora calda vi trova in casa di parenti o amici approfittatene per scroccare un pranzo, se invece vi becca per strada c**zi vostri farete una finaccia.
- Dovete vivere in un ambiente rinfrescato da ventilatore o condizionatore; credo che questo consiglio arrivi direttamente dall' Enel, che fino a pochi anni fa aveva una forte riduzione di consumi nel periodo estivo, e per non perdere la stagionalità si è attrezzata.
- Al sole riparate la testa con un cappellino; oppure fate 4 nodi agli angoli di un fazzoletto, pulito e non di carta, questo me lo dice(va) sempre mamma, "attento che poi ti prendi un' insolazione". In auto usate le tendine parasole; preferibilmente non di fronte a chi guida.
- Dovete bere molti liquidi almeno due litri al giorno e mangiare molta frutta e verdura; rimanete a portata di "vespasiano" onde evitare spiacevoli situazioni o nervosismo latente dovuto ai ricorrenti caffè bevuti per poter andare nel bagno del bar di turno;
- Soprattuto quando fa molto caldo, andate nei centri commerciali, così che l'economia del nostro paese abbia uno slancio e i grafici dell' ISTAT trovino corrispondenza tra temperature e consumi delle famiglie.

Nel sito del ministero della salute, qui, dicono pure di preferire le vacanze in collina o montagna, il mare andrebbe preferito tra ottobre e novembre, molto meno caldo oggettivamente.
Da parte mia oltre al suggerimento di spegnere la tv, vi posso dare un paio di ricette che non implicano troppo calore, a parte il fornello acceso per qualche minuto.

Pasta fresca al tonno con mozzarella e pomodorini

Rimediate dell'ottimo tonno in scatola, questo qui è di gran qualità. In una pirofila capiente mettete il tonno, dei pomodorini a goccia tagliati a spicchi, della mozzarella buonissima o anche dei bocconcini, condite il tutto olio extra buonissimo. A parte con un pestello preparate un "pseudopesto" con basilico olio e qualche pinolo, che incorporerete al condimento. Salate e pepate. Cuocete la pasta al dente un formato corto tipo i "casarecci di B. Cavalieri", scolate al dente e incorporate a freddo al condimento, a piacere aggiungete del parmigiano grattugiato, servite. Le varianti a questo piatto sono n=n+1.

Riso in insalata (senza sottaceti)


Faccio la mia dichiarazione di intenti io ODIO le insalate di riso, e comunque le preparazioni assimilabili a paste o minestre, quando vengono condite con aceto, quindi per me niente sottaceti. Di più non amo neanche i wurstel a meno che non siano
questi, e comunque non mischiati al riso. Ma visto che questa è la rete, ognuno faccia come gli pare, io l'insalata di riso la faccio così: per quattro faccio saltare in padella con uno spicchio di aglio e in poco olio extra quattro piccolo zucchine fatte a tocchetti e private della polpa interna, le faccio andare per 4 o cinque minuti, in modo che restino croccanti, poi spengo il fuoco e le salo. In una pirofila metto le zucchine, del prosciutto cotto di prima qualità (siate generosi con voi stessi e non sminuite questo piatto) tagliato spesso e fatto a tocchettini, aggiungo dell'emmentaler anche questo a tocchetti, il tonno buono di prima. Faccio bollire 60gr di riso (qui ognuno dica la sua) a persona e quando è bello al dente lo scolo in un contenitore e faccio una cosa che quasi nessuno fa: FERMO LA COTTURA CON ACQUA FREDDA, fintanto che il riso non è, al tatto, diventato freddo. Quante volte avete mangiato insalate di riso con chicchi che avevano la dimensione di confetti di matrimonio? Ditelo. Poi impiatto e condisco con due fettine di peperoncino, dei pomodorini a goccia tagliati e conditi con olio e sale. Accompagno il piatto con una maionese spumosa, che rispetto alla tradizionale utilizza la metà degli albumi altrimenti buttati (2 uova? una intera e un tuorlo), poi la preparazione è quella classica, un cucchiaino di senape, battere le uova incorporando olio ( io uso extra e mais in parti uguali), una volta montata salare e incorporare il succo di limone.

Il cappellino eh! Mi raccomado

16 maggio 2007

Ricette sparse (9)

Pianta erbacea originaria delle Indie, di odore assai grato, che si coltiva negli orti per condimento ai cibi, ed è l'ocismum BASILICUM (regio dei botanici, cosi detto per il suo grato odore, quasi degno di re). O perchè un dì si pretendeva che generasse il basilisco, animale favoloso supposto nato dall'uovo del gallo, che col guardare reca la morte.

Da bambino non sapevo a cosa servisse quella pianta sulla terrazza assolata nell'estate Viareggina. Se ne stava lì, nel vaso rettangolare, tra ombra e sole. La mattina la ritrovavo circondata da piccole pozze d'acqua, che duravano, l'istante di un attimo, appena il sole le trovava. Profumava i miei pomeriggi, passati in ginocchio a scrivere parole con un pennello intinto in una tazza d'acqua. Ogni tanto credevo di ritrovare in bocca quel profumo mangiando la pasta col sugo di mia nonna. La funziona per la quale veniva coltivata, per me era una sola: quando stavamo per uscire, io e mio zio, lui si diregeva sulla terrazza, carpiva un paio di foglie, le arrotolova e se le infilava dietro l'orecchio destro. Uscivamo di casa giravamo a destra verso il canale, passavamo davanti al banchetto del venditore di cocomeri, al giornalaio con il merlo indiano, al ponte di ferro girevole e arrivavamo al molo. Ogni tanto carpivo il profumo, di basilico, in mezzo a tanti altri, e allora guardavo l'orecchio di mio zio, osservavo quelle foglie, passare, nell'arco della giornata, dal verde chiaro brillante al verde scuro della sera. Tornati a casa sparivano, lasciando quell'aurea di profumo intorno alla sua testa.
Oggi ne so qualcosa di più.

Trofie "San-Lorenzo" al pesto

Lavate bene le foglie di un paio di piante di basilico,asciugatele bene senza schiacciarle. La quantità dovrebbe bastare per circa otto persone oppure per quattro e per il piatto successivo. Qui il purista dovrebbe prendere il suo mortaio e dar giù di colpi, ma visto che il progresso aiuta: mettete il vostro frullatore, lame comprese, o il vostro robot (mi limiterei al contenitore di plastica) in congelatore almeno mezzora prima dell'operazione. Inserite 100gr di parmigiano a tocchetti e 40gr di pinoli, precedentemente tostati in una padella antiaderente e fatti raffreddare. Sminuzzate il tutto, incorporate il basilico e un paio di spicchi d'aglio (qui è questione di gusto io non ne metto... ma il vero pesto lo vuole) e frullate per 10-15 secondi aggiungete circa 70 grammi di olio, altri 5 secondi di lame alla massima velocità e il vostro pesto dovrebbe avere la consistenza di una crema. Metteto in frigo coperto con la pellicola fino al momento dell'utilizzo. Cinque minuti prima di buttare la pasta, mettete a bollire i fagiolini nella stessa acqua, poi buttate la pasta e le patate fatte a tocchetti la proporzione dovrebbe essere di 70gr di pasta, 50 gr di fagiolini e 50 gr di patate. Fate cuocere per 15-18 minuti (se avete una pasta diversa che vuole meno tempo, regolatevi di conseguenza per le verdure), le trofie della San-Lorenzo, sono comunque l'ideale, scolate tutto assieme, condite con il pesto e con un filo d'olio.


Gnocchi al pesto con ragù di verdura


Per gli gnocchi seguite la preparazione classica descritta, a suo tempo, qui, ma aggiungete, al momento di impastare tre cucchiai del pesto, o tutto quello che è avanzato dalla ricetta sopra. Dovrete aiutarvi con maggior quantità di farina. Per il ragù cuocete anticipatamente tutte le verdure: zucchine, melanzane e funghi, separatamente saltandole in padella antiaderente con poco olio per una decina di minuti ciascuna. Cuocete al forno un peperone, che pulirete dalla buccia "bruciacchiata" e incorporerete alle altre verdure. Preparate dei pomodorini confit: sbollentate in acqua per un minuto una decina di pomodorini che avrete inciso nella parte superiore, spellateli, eliminate i semi e metteteli in una placca da forno, condite con sale, olio, origano ed un cucchiaino di zucchero. Infornate a 100° per irca due ore. Poco prima di servire, mettete le verdure in una padella capiente, lessate gli gnocchi in abbondante acqua salata scolateli e incorporateli alla verdura che avrete "allungato" con un poco di acqua di cottura. Saltate gli gnocchi, spegnete la fiamma e spolverate con un poco di parmigiano, impiattate e servite con un filo di olio in cui avrete sciolto un cucchiano di pesto (che avrete lasciato da parte).
Torno a Viareggio ... a farmi del male i posti restan gli stessi, ma le persone cambiano.


25 febbraio 2007

Ricette sparse (7) anche se manca il 5

Anche l'influenza quest'anno è diversa dal solito, come il tempo, come l'inverno che è solo di calendario. Un'influenza stupida che da due settimane mi tiene fermo: solo casa e lavoro. Frega niente da domani si ricomincia e domenica si va a correre dal basso verso l'alto, come questi. Nonostante l'impegno mio, e del produttore (...), sono ancora senza computer e quindi scrivo con il piccolo, ma tanto piccolo, che la punta di un dito tocca 3 tasti, quindi scrivo il post due volte, prima con gli errori e poi senza. Spero di non fare la fine dell'amico di questo amico. Quindi complessivamente una domenica mattina destinata a cucinare, sfruttando la "sfiga" di chi vive in campagna: lontani dai cinema, lontani dai teatri, lontani dagli happyhour, dai brunch, dai locali alla moda, dalle luci colorate, dal traffico, dalla confusione dei centri commerciali, dai PM-10, dalla "bella vita". Qua èpcaa gente, a parte i familiari stretti e i negozianti, ieri ho parlato con due persone: un'amico che tornava dal monte del Gobbo, in cerca di asparagi, asparagi a febbraio; di solito ci si va a maggio, ne ha pure trovati e me ne ha regalati, stagione del mengha. Poi sono andato a trovare mia suocera che vive più in campagna di noi, ho rimediato: uova fresche e due piccioni, provenienza: suo personale allevamento, che sfiga abitare da queste parti. Con quelle cose, tornato a casa ho fatto:

Risotto allo zafferano con asparagi e piccione al profumo di salvia.


Dosi per quattro persone.
Disossa i petti e i cosci di due piccioni (con le carcasse ci si può fare un ragù), mettili a rosolare per cinque minuti in una padella antiaderente, sala, pepa e sfuma con pochissimo vino rosso. Metti i piccioni in forno caldo a 160° e lasciali andare per il tempo che cuocerai il riso: dieci minuti. In una casseruola con poco olio buono prepara un soffritto di cipolla, scalogno e carota, fai cuocere per qualche minuto, aggiungi gli asparagi tagliati a pezzettini fai cuocere per dieci minuti allungando con un poco di brodo (verdure o pollo) che farai bollire a parte per tirare il risotto, aggiungi qualche pistillo di zafferano. Quando il brodo si è rappreso aggiungi il riso e lascialo tostare per un minuto, sfuma con del vino bianco. Comincia a cuocere il risotto aggiungendo il brodo di volta in volta. Quando il riso è al dente spegni il fuoco, aggiungi del parmigiano rattugiato e un paio di cucchiai di olio e manteca il risotto lasciando riposare un paio di minuti coperto. Impiatta scaloppando i petti di piccioni e guarnendo con un filo di olio.

Latte alla portoghese (o Creme Caramel)


Il nome è di mia zia Ada che mi ha insegnato a farlo così. Per cinque porzioni mettete sul fuoco sei decilitri di latte con la buccia intera di un limone, fate bollire abbassate il fuoco e continuate a far bollire fintanto che il latte non si sarà ridotto quasi alla metà, raffreddate. Battete, molto bene, 4 rossi d'uovo con cinque cucchiai di zucchero incorporate il latte alle uova e aggiungete tre cucchiai di porto invecchiato (o marsala, o rhum, fate voi). Laciate riposare in frigo per un'ora. Preparate cinque contenitori in cui avrete versato zucchero carammellato, preparato sciogliendo cinque cucchiai di zuchero con due di acqua. Riempite le forme con il composto che farete scorrere suttutto il recipiente e coprite con carta alluminio. Mettete a cuocere in forno a bagnomaria, disponendo i contenitori in una placca con bordi alti in modo che l'acqua arrivi alla metà dei contenitori, cuocete per novanta minuti a 180°.

Ahhh come mi manca la città !

24 gennaio 2007

Ricette sparse (6)

".... allora mi metti, anche, sei tranci di coda di rospo, ok?"

"Se-i co-di-ni di ros-po..... per Marco"
"Tranci Dani, tranci non codini, che poi mi ritrovo con sei code di rospo e non so che farci"
"Ahoooo ma che peensiii, che so tontaa !?!"
"No ci mancherebbe, ...allora passa la Lella dopo a prendere tutto!"

Quando ritorna a casa, Lella, si lamenta della mia inaffidabilità previsionale sul prezzo del pesce, invece dei trenta euri stimati ce ne sono voluti quasi settanta. Dubbio, cerco nella busta sorvolo sui "cartocci" di poco peso e punto diritto verso il fondo e verso quell'enorme cartoccio che non ho ordinato ma che ho il dubbio, da sempre, di sapere cosa contenga. Lo apro e appaiano sei code di rospo intere, e qui, come Perry Mason, dovrei sedermi e dire "Non ho altre domande signor giudice,"

E visto che comunque mi sono ritrovato con sei code di rospo tutte intere, e che alla fine qualcosa te lo devi inventare, mi sono messo a pensare e mi sono ricprdato di una foto, vista qualche sera fà in un ristorante, di una "coda" circondata da patate e carciofi. Ho escluso il forno ,perchè la carne di quel pesce non lo gradisce proprio, o magari sono io incapace di farglielo gradire. Ed ho optato per una bella grande casseruola antiaderente, in cui ho messo un filo d'olio due spicchi d'aglio in camicia, ho adagiato una coda di rospo per persona (circa 250/300gr), ho messo un 150gr di patate a testa sbucciate, lavate e tagliate a fette grosse, ho poi messo un cuore di carciofo a testa tagliato in quartini, ho spruzzato di abbondante vino bianco, ho salato, aggiunto qualche rametto intero di prezzemolo, messo un coperchio, accesso il fuoco quasi al minimo, e ho fatto andare per una buona mezz'ora, fintanto che le patate e i carciofi fossero cotti. Ho impiattato, nappato con la sua salsa, che ho fatto un pò ritirare, condito con un filo d'olio a crudo e una bella macinata di pepe, e mi sono fatto una:
Coda di rospo con patate e carciofi

con il resto del pesce invece mi sono fatto:

Maltagliati allo scoglio con verza ripassata

Ho rimediato l'occorente per un sugo allo scoglio: calamari, mazzancolle, cicale o pannocchie, vongole, cozze, qualche filetto di triglia. Ho pulito il pesce ho fatto aprire vongole e cozze e le ho tenute da parte con il loro sughetto. Ho lessato una decina di foglie di verza prese dal cuore e tagliate a striscie sottili.
In una padella in poco olio buono ho fatto dorare due spicchi d' aglio, ho aggiunto la verza e l' ho fatta andare per 10 minuti a fuoco medio, ho aggiunto i calamari, le mazzancolle, le pannocchie, 3 minuti a fuoco allegro poi i filetti di triglia, le vongole e le cozze per l'ultimo minuto. Ho lessato i maltagliati ricetta classica della sfoglia (post precedenti) tirata a mano abbastanza spessa e tagliata a rombi, saltata nel sugo con un poco di acqua di cottura, da ultimo ho aggiunti 8 pomodorini confit e una spruzzata di prezzzemolo.

P.S. se alla prima ricetta togliete l'olio :-(( è piuttosto dietetica, ma sa veramente di niente.

03 dicembre 2006

Ricette sparse (4)

I luoghi, generalmente, vengono ricordati dalle immagini, l'ossesione fotografica di chi sta in vacanza, serve, o dovrebbe, a memorizzare definitivamente un luogo, la sua bellezza estetica, oppure a "certificare" che in quel luogo si è stati. Quello che le foto non fanno è memorizzare i profumi, i sapori gli odori dei posti, i dettagli banali. A me sono questi che rimangono in mente. Nella mia infanzia ho passato un' estate o forse due a Fenice Capanne, un paese (quattro case) della Toscana mineraria, a pochi passi da Massa Marittima e una manciata di chilometri da un mare che non ricordo. Ricordo invece il negozio di alimentari, un emporio che vendeva di tutto, ma che in particolare sul bancone aveva quattro enormi (per me che ero bambino) barattoli trasparenti colmi di grani di zucchero, di palline di zucchero colorate, di confettini color argento e bianchi. Aivoglia a spiegare ad un bambino di cinque anni o giù di lì che servivano per guarnire dolci. Uscivo di casa con cinque lire strette nel pugno, attraversavo la piazza, che stranamente era una pineta, mi guardavo intorno circospetto terrorizzato di incontrare il serpente "corridore" che nei racconti di mia zia infestava quei luoghi. Facevo la fila al negozio, quando era il mio turno la signora mi chiedeva solo quale tipo volessi, infilava le sue manone nei vasi e mi faceva un cartoccetto di confetti di zucchero. Uscivo contento e centellinavo quei confettini per un paio di giorni, custoditi nelle tasche dei pantaloni. Oggi ci faccio i:

Biscotti all'ammoniaca:

Battete 3 uova intere, con 200 gr. di zucchero e 50 gr. di burro (la ricetta originale prevederebbe strutto), una volta montate aggiungete 60 gr di latte e 10 gr di ammoniaca e mezza buccia di limone grattugiata. Aggiungete la farina fintanto che l'impasto risulterà morbido ma non appiccicoso (circa 400 gr). Stendetelo con il mattarello fino ad ottenere uno spessore di circa 1 cm. Tagliate i biscotti a rombo (o la forma che preferite), disponeteli su di una teglia imburrata e infarinata, spennelate con il rosso d'uovo, guarnite con zucchero semolato e con gli zuccherini, infornate a 180° per 15 minuti.


Il Ciambellone (con la ricotta)

Battete 3 uova intere con 200 gr di zucchero, aggiungete un cucchiaio di marsala (o mistrà) la buccia grattugiata di un limone. Una volta che le uova sono ben montate aggiungete 200 gr di ricotta vaccina, lavorate bene l'impasto e incorporate 300 gr di farina e mezza bustina di lievito per dolci, incorporate il tutto e versatelo in una forma ben imburrata. Guarnite con gli zuccherini e cuocete in forno ventilato a 180° per circa 40 minuti.

23 novembre 2006

Ricette sparse ..(3)

Ne avevo accennato qualche post fà, ma poi non era mai capitata l'occasione propizia per consumare, seriamente, il "prezioso" fungo. Ho evitato di "postare" la ricetta di bresaola e insalata di porcino crudo, mi sembrava poca cosa, anche se a me piace da morire, specialmente se la bresaola è quella vera. Ammetto, comunque, di esser cosciente che il porcino, come tutti i funghi in genere, andrebbe consumato immediatamente dopo la raccolta, ma a volte è impossibile. Quindi congelatore, e debbo dire con discreto risultato, avendo l'accortezza di congelarli tagliati e separatemente, cuocerli poi senza decongelazione. Il mio porcino preferito? Il porcino nero meglio definito come boletus aereus , una volta cotto semplicemente saltato in padella è "krokkante" (uso le k sperando di dare maggiore sensazione). E come farlo morire ?
Metodo 1:
Ravioli di magro ai porcini.

Preparate i ravioli usando per la sfoglia 500gr di farina 00, 5 uova, un pizzico di sale e un cucchiaio di olio di oliva xv (extravergine). Mentre per la farcia occorrono: 500gr di ricotta vaccina, 500gr (a crudo) di spinaci, che cuocerete saltando in padella nel loro liquido, 100gr di parmigiano reggiano, 50gr di pecorino di fossa di Talamello (sciovinismo puro), sale, pepe e noce moscata.
Saltate i porcini con aglio e prezzemolo in poco olio e burro buoni, appena colorano fermate e salate. Lessate i ravioli poi saltateli in padella con i porcini, aggiungendo una noce di burro.
Parmigiano ? Qui potremmo disquisire per giorni, se ne può mettere, ma poco, guai a coprire il porcino. Altri non ne vogliono sentir parlare. Ricordo quando mangiando in un trestellato ristorante ebbi l'ardire di chiederne su di una pasta ai porcini, appunto (tipo strozzaprete o pincinelle). Il cameriere corse a chiamare lo chef/patron, il quale partendo da una sua sana ragione di fondo, arrivò a farmi una lezione sul senso della vita e del cibo. Potevo capire le ragioni di fondo e avrei accettato, di buon grado, la preparazione senza parmigiano, ma la cosa andò troppo in là: pretesi il parmigiano e ne feci scempio.
Metodo 2:
Tartare di filetto ai porcini.

La ricetta della vera tartare la trovate qui, io evito la cipolla, lascio l'erba cipollina (ciboulette), e pastorizzo le uova a bagnomaria. Ma se dovete abbinarla con dei porcini va un pò modificata.
Per cominciare la carne deve essere acquistata da un macellaio "amico", la fiducia non basta quando si mangia carne cruda. Si può usare anche il controfiletto, ma il filetto è l'ideale. Non va macinata ma battuta al coltello.
Poi preparate una salsa con un cucchiano di mostarda dolce, una spruzzata di tabasco e un cucchiaino di salsa Worcestershire. Aggiungete due capperi a testa, timo, maggiorana, origano freschi e un cucchiaio di olio buonissimo. Ammalgamate il tutto e aggiungete due rossi d'uovo che avrete ridotto a crema fluida cuocendoli a bagnomaria. Aggiungete il composto alla carne, e servitelo con i porcini, non che avrete saltato in padella con olio e con gli stessi odori della carne.
Il vino? Quel giorno ho dato priorità alla pasta (non posso aprire due o tre bottiglie da solo) e quindi sono andato con la Bonarda di Caseo, OPP (Oltrepopavese), stupenda sulla pasta ripiena, tranquilla per i porcini. Per la carne, confesso che io ho continuato con la Bonarda (non posso aprire due o tre bottiglie da solo), sarebbe, però, da preferire una maggiore morbidezza ed una struttura più decisa, sempre da Caseo, le opportunità sono un riesling renano "Le Segrete" o uno chardonnay "I Ronchi".

10 ottobre 2006

Ricette Sparse ..(2)

Esser "di fronte" al mare più pescoso del mediterraneo (lo dicono questi signori), ha i suoi vantaggi. Vivere a un'ora, o giù di lì, di strada da esso, può essere un problema. Avere una "pesciarola" imprenditrice che investe nell'entroterra delle Marche, è una fortuna. Sapere che si può contare sulle due barche di famiglia, è un sicuro vantaggio. Passare da un camioncino ambulante, una volta a settimana, ad una bella pescheria a due passi da casa, tutti i giorni, è quasi miracoloso. Passo almeno due volte a settimana anche di più. Certe volte la Dani non mi fa neanche entrare: "Non c'ho niente per te oggi !".
L'altro giorno invece aveva una cassetta di una delle mie manie preferite, rosse, grasse: TRIGLIE. E così un menù a base di questo fantastico mullide.

Spaghetti alle triglie


Sfilettate due triglie a persona, usando un coltello flessibile ed affilatissimo, partite dalla coda e seguendo la spina fate un filetto per ogni lato del pesce. Lavate i filetti e metteteli da parte. In un padella scaldate dell'olio d'oliva buono e lasciateci indorare dell'aglio e del peperoncino. Appena l'aglio prende colore mettete giù i filetti prima dalla parte della pelle e poi dall' altra, totale tempo di cottura tre (3) minuti, salate (poco) e pepate. Sfumate un minuto con poco vino bianco dealcolizzato (cioè: lasciato bollire qualche minuto precedentemente a parte per eliminare l'acidità dell'alcol). Fate in modo che almeno un filetto per ogni commensale rimanga intero e tenetelo a parte.
Lessate la pasta, saltatela nell'intingolo e aggiungete prezzemolo tritato. Servite recuperando i filetti interi tenuti a parte.

Millefoglie di triglia
(o triglie al forno impanate)



Sfilettate le triglie come sopra almeno quattro a persona, lasciatele per un paio d'ore in un'emulsione di olio e aceto balsamico. Passatele nel pane grattato condito con prezzemolo, sale e pepe. Infornate per dieci minuti con funzione grill al massimo e servite.
Accompagnate il tutto con un Bianchello del Metauro magari di Fiorini.

25 settembre 2006

Ricette sparse ..(1)

A corto d' idee? No! Anzi.
Ma ci vuole tempo a preparare (cucinare) quello che mi passa per la testa o quello che scopro girando. Mica posso chiedere, scusi signora me lo affetta e me lo fa fotografare? E sì...!
E allora, visto che mangiamo tutti i giorni, un paio di ricette provate ultimamente e che sono piacute alla commisione giudicatrice ;-), composta dai componenti della famiglia.
Bon Appétit

Risotto di verdure caramellate, con spinacio al parmigiano e crema di peperone

tempo prima:
Stufate, con poco olio, in una padella 4 carote e un cuore di sedano e 2 patate fatte a tocchettini. Sfumate con vino e acqua, aggiungete dei fagiolini precedentemente sbollentati per cinque minuti. Fate andare coperto per qualche minuto, poi togliete il coperchio e lasciate asciugare l'acqua e rosolate le verdure. Quando prendono una sfumatura d'orata, salate e aggiungete un cucchiaino di miele di acacia. Mettete a parte.
Arrostite i peporoni e sbucciateli eliminando tutte le parti bruciate. In una casseruola scaldate dell'olio e fate soffriggere mezza cipolla, sfumate con del vino. Aggiungete i peperoni a pezzi fateli andare due minuti. Frullate il tutto e aggiustate di sale.
Preparate il risotto (preparazione classica), con un fondo di scalogno appena dorato.

Tre minuti prima
Quando il riso è ancora ben al dente, mantecatelo con burro e parmigiano, aggiungete le verdure stufate. Coprite il risotto con un canovaccio. Scaldate bene una padella e mettete a cuocere gli spinaci (crudi senza sbollentarli), appena si saranno appassiti aggiungete una noce di burro e una presa di parmigiano.

Impiattate disponendo la crema di peperone, calda, a coprire il fondo del piatto, il risotto, e guarnite con gli spinaci. (la foto è diversa ma ritengo migliore il suggerimento)

Zuppa di ceci con verdure croccanti e profumo di speck


tempo prima:
Ammollate i ceci per una notte ( e per tutta la mattina se fate la zuppa per cena ). Lessate i ceci in acqua e sale, devono risultare teneri. Cuocete al vapore tre carote e un cuore di sedano. Lasciateli al dente e freddateli, preparate la verdura facendola a dadini (brunoise), aggiungete otto o dieci pomodorini, anche questi a dadini, senza buccia e semi. Condite con Olio buono e tanto basilico. Salate solo poco prima di impiattare (eviterete mezza scodella di succo).

quindici minuti prima
rosolate una cipolla e una fetta di speck intera in poco olio, sfumate con del vino e lasciate evaporare. Eliminate lo speck. Passate, con un passa verdure, la metà dei ceci e aggiungetela al soffritto, allungate con l'acqua di cottura dei legumi. Aggiungete l'altra metà dei ceci intera. Lasciate andare per un cinque minuti: la zuppa deve risultare abbastanza cremosa. In un padella fate scottare per due minuti due fette di speck fatte a striscioline sottili (julienne).

Impiattate in scodelle, o piatti fondi, la zuppa, insaporite con del parmgiano a scaglie e una generosa grattata di pepe. Aggiungete al centro la brunoise di verdure che avrete salato, e terminate con la julienne di speck. Un filo di olio di oliva a crudo.