Io sono Sassoferratese
Montanaro da sempre, con un indole marinara retaggio di una parentesi di vita Anconetana. Contadino per destino, cuciniere per vocazione, cultore della zappa e della vanga, apostolo della tecnologia e adepto della rete.
Sono figlio di questo nulla, dove ci si arriva per caso e raramente a ragione, di questo entroterra lontano dal molto, vicino all’essenziale.
Sono il nocciolo sputato da questa terra che mi puzza ancora sotto le unghie da generazioni: un vago odore di zolfo, e ancora di terra e poi d’inchiostro stantio. Sono il profugo che non si conosce, il personaggio episodico della piazza del paese, lo sconosciuto dal vivo, il conosciuto da finto. Sono l’uomo viaggiato, sono il padre partito, il figlio ritornato; ogni volta, in questa valle incastrata nella spina dorsale dell’Appennino. Una terra che lega, che tiene vicini, da cui non vedi l’ora di andartene. Per poi chiederti perché? Perché altrove, e perché non qui ?
Allora si sta come in trincea, a mordere stretto il cuoio della ragione, a non mollare, a rispondere picche alle cassandre del resto del mondo là fuori. A spiegare la ragione del perché quel leggero filo, quella bava, ti tiene legato, più della parentesi di una vacanza degli altri. A spiegare alla fine che non è solo perché ci sei nato, ma perché ci credi, credi che ci si può stare, ci si può far crescere figli con aspirazioni che siano un filo più grandi di quelle che tuo padre aveva per te, e che tuo nonno aveva per lui. Solo piccoli passi, ché quelli grandi non possiamo permetterceli.
E se rifletti, poi, a ragione ci sta tutto: ci stanno mille chilometri per andare al lavoro, ci sta di svegliarti alle sei per andartene a scuola, ci sta di andare al cinema anche se il film non t’interessa. Ci sta di rispondere, che sì in altri posti poteva andare meglio, ma questa è casa mia. Qui siamo nati, qualcuno c'è cresciuto, qualcuno ci è venuto, e se tutti ce ne andassimo, chi farebbe ancora:
I bigoli

Questo piatto è parte integrante della tradizione familiare, e quindi della terra che vivo. Anche se da un giro su Facebook, nonostante qualcuno li abbia associati alle famose pincinelle di Colonna, nessuno li ha riconosciuti per la loro particolare preparazione.
I bigoli son fatti con la polenta.


Questo è un piatto del giorno dopo, il giorno dopo aver fatto la polenta, con l'avanzo che rimane nel paiolo, si fanno i bigoli. Effettivamente in casa mia l'avanzo è voluto e cercato con aumento di quantità ad hoc.
Si prende quindi una quantità di polenta, qui le dosi e i grammi non esistono si và ad occhio. La polenta la si rimpasta con farina 00, in una quantità tale che la massa risulti malleabile ma non troppo morbida. Fatene quindi dei vermicelli o pincinelle o bigoli come diceva mia nonna. Come vanno conditi? Immancabilmente di magro, perché ? Perché la carne l'avete mangiata il giorno prima con la polenta, e quindi.
per il sugo e per quattro persone:
Sciogliete 4 alici sotto sale, che avrete lavate e sfilettate, in un soffritto di olio, aglio, peperoncino e prezzemolo. Lasciate soffriggere a fuoco basso per qualche minuto poi aggiungete dei pomodori pelati buoni o dei filetti di pomodoro freschi. Salate con attenzione (ricordate le alici ), lasciate sobbollire per una ventina di minuti il sugo fino a farlo addensare. Lessate i bigoli, scolateli e conditeli con il "finto" sugo, aggiungete prezzemolo fresco e una grattata di parmigiano reggiano, si, anche se ci sono le alici. Servite con un filo di olio a crudo

Magari non vale, ma io ho fatto una variante con del tonno "San Lorenzo" sott'olio ed un trito di olive taggiasche. Magari non vale mangiarli sui piatti, perché come per la polenta andrebbero mangiati sulla spianatora, magari non vale, ma ci sta.






































