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18 marzo 2009

Chissà cosa sarà


Sono tutti uguali i fine settimana in giro per lavoro. Sono sempre stati così, a cercare di capire il mondo, in una sorta di spirale che, piano piano, si è sempre più allargata arrivando fino a qui.
Il pomeriggio sa, stranamente, di sole, per un attimo, ma solo un attimo, profuma d'infanzia. M'incammino leggero e sbracato, un taxi mi carica per lasciarmi nel centro di questa città fatta da contadini che son venuti fin qui per fare gli operai.
Cammino con la musica che mi isola da questo mondo, in una sorta di colonna sonora della giornata.

Vago tra la folla, il traffico, e gli odori. Schivo, bambini in fuga, auto indifferenti, e puzze nausenati.
Ogni tanto ascolto, sfilo una delle due cuffie, e la musica diventa il sottofondo della cacofonia. Torno a questa realtà di gente, che per due ore scende in centro a vivere l'illusione di un' improbabile ricchezza. Di un tentativo di occidentalizzarsi? In abiti, in telefoni, ma non in cibo

Un cibo che incontro solo per strada, fatto di polpette di pesce, dal moderno imballaggio, a scimmiottare i grandi del fast-food. I loro spiedini multi-animali, fatti di calamari, salsiccie, maiale e pollo. Cosparsi di salsa e "avvelenati" da una mistura di pepe e peperoncino del Sichuan, che farebbero impallidire il più calabrese dei calabresi mangiatori di piccante. Una frittura che pesa come la sugna che crea. Un venditore di papate bollite, offeso dalla mia macchina, o forse dal mio non acquisto. Ristoranti improbabili dove il cibo resta per strada, esposto ad attirare clienti, che come le mosche fuggono via. O dove cuoche veloci preparano i piatti in strada per clienti seduti nel locale.

Contraddizione, è la parola che più spesso mi ritrovo a ripetere. Contraddizione tra dentro e fuori, tra povertà e ricchezza, tra essere e avere. Tra un mondo che era e che non è, e che chissà cosa sarà.





07 giugno 2007

Panini e cavoletti

Ma se la "Lei" chiama, come fai a non rispondere ? Per raccontargli poi di un panino ?! E allora cominciamo.

In primis, cosa vorrei da un panino. Un supporto (pane) croccante ma allo stesso tempo morbido, che non mi riduca la bocca martoriata di quei "taglietti" fastidiosi. I sapori tipici di dove lo sto mangiando. Ingredienti e struttura che giochino sul contrasto. Che non sia improponibile negli accostamenti né tanto meno banale, fermo restando che pane e mortadella e il principe dei panini. E che alla fine lasci un "bel ricordo". E quindi:

Panino di pollo ripieno, con pecorino caldo e pomodori ghiacciati.



Per un paio di panini. Prendete un coscio(completo di anca) di pollo, disossatelo o fatelo disossare, salatelo leggermente farcitelo con due o tre belle fette di ciauscolo marchigiano, e con un trito di olive taggiasche. Chiudete il coscio con dello spago, rosolate in una padella con poco olio buono, in cui avrete aggiunto un trito di timo, rosmarino, salvia e santoreggia. Quando sarà ben rosolata, avvolgete la coscia in carta alluminio, stringetela bene a mo' di caramella, e trasferitela in forno caldo a 200° per circa venti minuti, lasciatela raffreddare. Dividete a metà 4 pomodorini a goccia salateli, aggiungete, a ciascuno, una foglia di basilico ed una fettina sottilissima di aglio condite con olio buono e mettete al forno con la funzione grill per circa 15 minuti. Lasciate raffreddare in frigo per un paio di ore. Preparate il panino, tagliate quattro fette di pane cotto a legna, dello spessore di mezzo centimetro, fatele grigliare per tre minuti da un solo lato, su di una placca o in una padella antiaderente. Prendete una sola fetta del panino e adagiate sul lato non grigliato del di pecorino fresco, che cospargerete con un trito di finocchietto selvatico, passate in forno con funzione grill, per un cinque minuti e comunque fino a che il formaggio comincia a sciogliersi e il finocchio ad incorporarsi ad esso. Tagliate a fette il pollo, disponetelo sul pecorino caldo, continuate disponendo i pomodori appena usciti dal frigo, così.

Mangiatelo così gustando il contrasto del dolce del pollo e dell' aromatizzato del ciauscolo, del caldo del pecorino e del freddo del pomodoro, se non siete nelle Marche, guardate questa foto, chiudete gli occhi e .... non sentite questo profumo di terra bagnata dopo un temporale, di finocchietto o di santoreggia calpestata?

P.S. se non dovesse piacere il pecorino (come a qualcuno) il taleggio va benissimo.

P.P.S. Se potete beveteci una weiss non troppo fredda.

29 aprile 2007

Fast food

Sfrutto la visita di un'amica blogger: Chiara, che qualche giorno fa mi ha invitato nel suo "monolocale" in cui, in bella vista, c'era un link a questo film, per dire che io ADORO il "fastfood". A me piace arrivare ordinare veloce prendersi il proprio panino e il bicchiere, sedersi al tavolo in mezzo ad altra gente e mangiare, magari non troppo fast ma anche un tantinello slow. Considero il fast food una valida alternativa al pasto di mezzogiorno di una mensa aziendale, e spesso ne approfitto. Dirò di più lo predico anche ai miei figli e spesso lo replichiamo a casa.

Bè? E chiaro no, e che pensavate? Che andavo a mangiare in quei posti che puzzano di olio di frittura vecchio, e che se ci stai cinque minuti cinque, devi bruciare i vestiti che indossavi?
Il mio fastfood preferito è questo, in effetti di odori ce ne sono anche lì, ma di pecorino, mortadella, salame. Il pane fresco scrocchia "scraaack" sotto ai denti, e che quando trovano la mortadella affondano "sluooop" in un insieme grasso e succulento. Non c'è fastfood migliore: i tavoli sulla strada, tre auto ogni mezzora se ti va male, il sole che ti scalda la birra.
E pare che funzioni, se ad Altamura, come dice Gianna nel suo blog, una panetteria di quelle tradizionalissime ha fatto chiudere un Mac che gli stava di fianco.

Poi che c'entra, anche noi qualche volta facciamo un 'eccezione e allora può capitare che una sera a casa facciamo un:

Sacchetto da viaggio con polpette e patatine


Per le polpette, per un "viaggio" piuttosto lungo e per un viaggiatore affamato: 200gr di polpa di manzo freschissima, tritata molto finemente con almeno tre passaggi in macchina o battuta, bene, al coltello. Disponete la polpa in una bastardella, aggiungete la mollica di una fetta di pane raffermo bagnata con poco latte, un uovo, noce moscata, prezzemolo, sale e pepe quanto ne occorre. Ammalgamate benissimo e fatene delle polpette.
Frigette delle patate novelle fatte a rotellini sottili, qui per memoria i consigli sulla frittura. Mentre le polpette le cuocerete in padella caldissima in cui aggiungerete un "mezzo dito" di olio di oliva, le lascerete, il tempo dipenderà molto dalla grandezza, dorare prima da una parte e poi dall'altra. Servitele in coni di carta paglia, risparmiarete i piatti, e faranno felici i commensali, mangiateli con le dita per questo è anche un : finger-food. Io non disdegno alla fine una bella insalata mista a rinfrescare il tutto.