12 novembre 2006

'Na magnata de fame !

In televisione stanno regalando cinquanta euro per ogni parola indovinata di un enorme cruciverba. Le domande rappresentano quanto di più falso, per facilità, possa essere concepito. La conduttrice è esteticamente falsa, rifatta in buona parte del viso, cambio canale. Un falso dibattito si sta falsamente surriscaldando, nella matematica booleana falso+falso è uguale a vero, ma qui è doppiamente falso, cambio canale. La prova d’amore tra ammiccanti sguardi dovrebbe essere un risotto: “se mi ami, fammi un risotto”. La soluzione a portata di mano è un vero barattolo di falso condimento per risotti. La risposta dovrebbe essere: “Se però me lo fai con quello, ti caccio di casa”, cambio canale. I punti di vista di una mamma sono contrapposti (vero) da quelli di suo figlio, coincidono (falso) solo nel cibo. False merende fatte con veri grassi idrogenati, sono la garanzia di una crescita falsamente “sana”, cambio canale.
Una falsa nonnina dà un falso consiglio a nipote ed amici su di un vero ristorante, per garantirsi l’esclusiva mangiata di un falso cibo veramente congelato. Vere buste di falsi passati di verdura dovrebbero essere i ganci a vere serate di sesso, su vere terrazze romane. Una falsa mamma abbraccia il falso figlio per le strade di una falsa Emilia, felice, perché ora sa che se vuole mangiare false tagliatelle con vera ocratossina sa dove andare.

Neanche più la fame è vera, “’Na magnata de fame!”, diceva mia nonna quando facevamo gli “schizzinosi” davanti al cibo.
Poi cominciava a raccontarci di quando, ragazza, mangiava aglio in purezza per combattere la “spagnola”. Di quando nascosero la “pista” del maiale murandola in una nicchia della casa, per salvarla dai tedeschi in ritirata.
Mi raccontava de "l'acquaticcio", il vino dei contadini: una miscela di acqua e “vino” ottenuto dall’ultima torchiatura, o dall’acqua aggiunta alle vinacce in fermentazione, dal sapore acetato. Del "caccia e mette" (me lo ha ricordato mio padre), per ogni caraffa di vino spillata dalla botte, ne veniva aggiunta una di acqua. De "l'acetello" acqua con aggiunta di aceto, bevanda dissetante e disinfettante per le giornate di lavoro nei campi. Base questa per la panzanella piatto principe per il recupero del pane secco, bagnato con acqua, aceto e condito con olio, sale, pepe, aglietto fresco e pomodoro. Oggi che i tempi lo permettono aggiungerei origano e basilico.
Si finiva poi per parlare sempre del cibo da miniera (espressione massima della fatica umana) quando i nonni e gli zii scendevano giù in galleria. Il piatto del minatore "nostrano" era la pagnotta. La parte finale della "fila" di pane tagliato e scavato dalla mollica. Lo si poteva riempire con frittate varie o ancora meglio con "foje e salssiccia". Le foje o le erbe, sono verdure cotte: erbe di campo durante la stagione estiva, sostituite poi dal cavolo e patate in inverno. Si lessano le verdure e le patate e poi le si saltano in padella con aglio e rosmarino, a lungo in modo che gli aromi si "impregnino" bene. Si cuociono le salsiccie e una volta fatte a pezzi si riempie la pagnotta alternando foje a salsiccie, per poi richiuderla con parte della mollica. Mia madre e mia zia la preparavano ai fratelli più grandi prima del turno. Finiva nel "tascapane", sorta di zaino con un solo spallaccio, o nella guluppa per chi veniva dalla campagna. I racconti si susseguivano nella cacofonia familiare: il dottor Cazzola, i calcheroni, la teleferica che portava a Bellisio, l'occupazione, la chiusura della miniera e l'emigrazione verso il Trentino e la Sicilia. Finivo il piatto e mi alzavo per scappar via, "Bevi !" diceva mi madre, "Si, ma bevi poco se no, ti viene una colica d'acqua !" rispondeva mia nonna.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro loste, la falsità oggi è ovunque. Dalla televisione, da ciò che mangi, da chi ti circonda nelle tue 8 ore di lavoro. Bisogna sforzarsi di pensare che sia solo un mondo virtuale e giocare con esso. Appena possibile però aggrapparsi alle amicizie, alle ricette della nonna di 100 anni, alla famiglia, al cucinare per le persone a cui vuoi bene e vivere fino in fondo questi momenti.

Anonimo ha detto...

Marco stasera la provo e domani ti faccio sapere. Ma mannaggia a te non ci hai messo il vino come invece normalmente fai.
Ci berrò un novello di Moncaro. Spero di averla azzeccata. Sai sono un neofita.
Un abbraccio
Luciano