31 ottobre 2006

Le passioni nascon da piccoli.

E' velato da una leggera foschia, il ricordo di quella domenica di 35 anni fa. Era l'inizio dell'estate, la scuola finita, la voglia di stare in giro e non tornarsene mai a casa. Del pranzo di quel giorno ho una sola immagine nitida e cristallina: cinque bicchieri trasparenti colmi di crema gialla, cioccolato nero e venati da gocce di alchermes che venivano infilati in frigorifero. Ricordo la porta che si chiude e la voglia di far correre il tempo in avanti per affondare il cucchiaio in quell'insieme cremoso, e romperne le precarie geometrie.

Ricordo mio padre che ci carica in macchina, me e i miei fratelli più piccoli, la passeggiata mattutina nel paese vicino a comprare il giornale. Ricordo mio fratello quattro anni o giù di lì dondolarsi su di un' altalena improvvisata con una catenella. Ricordo il tonfo sordo della sua testa sul marciapiede, il pianto isterico, la gente che corre, la corsa in ospedale con il sangue che macchia il sedile. Il dottore che ride e dice che si è fatto un bel buco in testa. Ricordo la faccia di mia madre quando mi vede apparire con un'amico di famiglia, lei che raccoglie in una borsa poche cose per restare in ospedale. Ricordo l' ansia che mi assale quando capisco che verremo trasferiti da mia nonna. Ricordo un mio accenno vago al pranzare prima di andarsene che tanto mio fratello sta bene, ricordo vagamente la risposta e il mio pensiero che andava a quei cinque bicchieri nel frigo.

Non ricordo cosa mangiammo quella domenica, ma ricordo che la mia tristezza fu associata all'incidente, mentre invece la causa era l'aver abbandonato al suo destino quella "zuppa inglese", che neanche sapevo si chiamasse così. Ricordo giorni dopo quando rientrammo in casa, con mio fratello sano come un pesce, scoprire nel frigo i cinque bicchieri con un leggero velo di muffa, immangiabili. Ricordo la tristezza che mi chiuse la bocca dello stomaco, e credo che lì sia nata la mia grande, indefessa e infinita passione per la:

Zuppa inglese
per il pan di spagna
Battete a lungo (15 minuti) 3 uova con 100gr di zucchero, fintanto che il composto diventa spumoso e "scrive" (se lo lasciate gocciolare, non si riassorbe subito). Aggiungete e ammalgamate lentamente, 40gr di farina, 40gr di fecola e un pizzico di sale. Versate in una pirofila ben imburrata e infornate a 150° per 40 minuti.
per la crema:
battete 4 tuorli d'uovo, con 4 cucchiai di zucchero a velo. Aggiungete 4 cucchiai rasi di farina, 400 grammi o 500 di latte (a seconda della densità finale). Mettete una buccia di limone e mezza di arancio ( o mandarino) evitando il bianco. Cuocete a bagno maria finche la crema non raggiunge la densita' desiderata.
per la cioccolata:
Sciogliete a bagno maria 125gr di cioccolata "extrafin" non meno del 70% di cacao, con 50gr di panna, incorporate un uovo intero e lasciate cuocere per altri 2 minuti.

Componete la zuppa inglese alternado la crema, cioccolata e pan di spagna quest'ultimo bagnato con una soluzione di alchermes e marsala.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

La zuppa Inglese è uno dei dolci dei ricordi. Mia nonna alternava la zuppa inglese con le coppe di crema, nascondeva dentro la "scorza" di limone. Quante arrabbiature per quella buccia di limone quando mi capitava di prenderla con il cucchiaino e metterla in bocca.

loste ha detto...

Anche a casa mia la crema la faceva da padrona, forse più della zuppa inglese. Ma per noi, me e i miei fratelli, la buccia di limone era GOLOSITA' pura. La lotta era a chi se l'accaparrasse per primo, quando veniva tolta dalla crema calda, scottava le mani,la bocca e la lingua, nel leccarla ci sbavavamo di crema tutta la faccia. Anche oggi da "bambino cresciuto", "litigo" per quella buccia, ma ora con i miei figli.