17 febbraio 2007

Una vita da Càboi

Sono stato sempre un Càboi. Ma non ricordo di aver scelto io, questo ruolo che mi ha accompagnato nei carnevali scolastici della mia infanzia, è stata sicuramente mia madre. Altrimenti perchè all'età di quattro anni sarei vestito sempre da Càboi al centro di questa foto scattata alle materne di un altro paese. Invece la foto qui sopra ritrae la mia classe nel 1970. Classe...! è meglio dire scuola, con due classi e due maestre si faceva tutte le elementari del paese e delle campagne intorno, ventuno bambini in tutto il comune, di cui tre, quasi il quindici percento, dalla stessa famiglia: noi.
Io sono il secondo in piedi da destra, sono quel càboi circondato da indiani [sic!], il giubbetto comincia ad andarmi corto rispetto alle materne, e credo che l'anno dopo sia stato costretto ad abbandonarlo in qualche saloon, visto che non mi entrava più. Davanti a me ci sono i miei fratelli, "il mezzano" è quello seduto per terra vestito da indiano con un'ascia in mano, non quello con tante piume in testa, quello che ne ha solo tre. Poi dicono che tra fratelli si litiga, per le eredità, per i soldi, per "spartisse" le cose di famiglia. Come fai a non litigare se già da piccoli ti mettevano uno contro l'altro?
Un càboi e un indiano, vanno d'accordo solo sul giornaletto di "Tex", in tutto il resto del mondo, litigano.

Vestiti così quando tornavamo da scuola, dovevamo fare la battaglia, ora io vi chiedo: avete mai visto vincere un indiano in un qualche film uscito prima di "Balla coi lupi"? Ve lo dico io: no, mai.

Gli indiani perdevano sempre, se attacavano una diligenza arrivavano i soldati amici della diligenza e li ammazzavano tutti. Se attacavano un carro di contadini, c'era l'amico della figlia del contadino che arrivava e li ammazzava tutti. Se rapivano una donna, c'era l'amico della donna che arrivava e li ammazzava tutti. Se attaccavano una prigione per liberare uno di loro, l'amico dello sceriffo arrivava e li ammazzava tutti. Conclusione: i càboi avevano tanti amici, gli indiani pochi e mio fratello le doveva prendere.
Poi la sua ascia quella della foto, era di gommapiuma e quando me la dava in testa non faceva granchè male, le mie pistole, invece, erano fatte con le costruzioni rosse (mai avute pistole vere) e oltre al rumore con la bocca, poco efficace, io usavo dare colpi con il calcio di queste, sulla testa di mio fratello: come faceva Jonwein quando tramortiva gli indiani. Non credo che mio fratello abbia mai capito a fondo, la finezza del fatto che non lo uccidevo, ma lo tramortivo, colgo l'occasione per farglielo notare oggi.

L'altro fratello, il piccolino che neanche andava a scuola e che stava lì solo per avere tutti i bimbi del comune ritratti in una foto, in modo che se serviva ricordarseli tutti, chiunque ne poteva approfittare, è quello in piedi tra noi due: vestito di rosso con quel cappello verde e la visiera oro. Ora torno a chiedervi: se tu stai giocando a indiani e càboi, uno vestito così, cosa gli fai fare? Autista della diligenza? Barista del saloon? Sceriffo? Vicesceriffo? Becchino del cimitero? Ma fatemi il piacere...! Solo un personaggio poteva fare: l'amico degli indiani, con quel cappello!
Anche lui aveva difficoltà a capire la differenza tra morire e essere tramortito, correva sempre da mamma a piangere. E poi spiegagli tu, a tua madre, che stai lì a prenderti il rischio di essere scoperto per tramortire i tuoi fratelli, piuttosto che ammazzarli. Finiva che rimediavo due boccatoni, mi venivano requisite le pistole e toccava adattarsi con le mani nude, a lottare con gli indiani e i loro amici.

Il tutto durava fino al momento della merenda allora si correva di sotto a mangiare: castagnole con il miele, cicerchiata, scroccafusi e:

Ciambelline fritte di carnevale
(ricetta di Lella)


Per l'impasto

300gr di patate lessate e sbucciate;
300gr di farina manitoba;
50gr di burro fuso;
3 uova;
una busta di zucchero vanigliato e due cucchiai di zucchero semolato;
20gr di lievito di birra sciolti in un goccio di latte;
la buccia grattigiata di un limone.

Impastate tutti gli ingredienti, fino ad ottenere un impasto morbido, formate dei piccoli panetti che bucherete con le dita, lasciate riposare e lievitare le ciambelline in un luogo caldo, coperte da un panno per un'ora.



Preparate in un piatto grande dello zucchero semolato in cui gratterete la buccia di un arancio. Fate scaldare l'olio di arachidi e friggete le ciambelline, tuffandole poi nello zucchero, mangiatele calde e leccatevi le dita.

2 commenti:

Gabbiano della Notte ha detto...

Loste, l'istinto all'associazione a deliquere l'hai sempre avuta, allora! Della serie: piccoli criminali crescono :-)

loste ha detto...

:-) Eeesattamente !