28 febbraio 2007

Io non lo sapevo... ma

Ma probabilmente abbiamo un sesto senso abbastanza affinato, se tra me e Lella facciamo a "gara" a preparare succedanei delle merendine industriali per la colazione della mattina. Così quando questa mattina ho letto il post di Beppe Grillo, non è che mi sia meravigliato più di tanto, che il grande gruppo produttore di pasta, mulini bianchi, famiglie felici e fancazziste, avesse qualche scheletro nell'armadio era risaputo, una leggera meraviglia; leggera eh ! L'ho avuta per gli omogenizzati infantili. Ma lì tanto vale cominciare da subito, a capire di che pasta, meglio, carne è fatto il mondo e allora dagli giù di "merda" da mangiare fin da piccolo, senza tralasciare la lobby dei latti in polvere. Dai via non mi sono meravigliato di nulla, o quasi, in effetti un nome, mi ha stroncato la carriera di cuoco mancato: il PANEANGELI... il PANEANGELI... sul loro sito ci hanno messso una musichina cantata da un coretto di bambini innocenti, che fa: LALA-LALA-LALA-LALA LAAA LALA LA-LA LA-LA, e poi mi vendono il lievito per i dolci con l'alluminio e il silicio. Ma dai....! Anche loro, gli angioletti della Cameo...... Noooooo. E io che andavo a comperare i confetti argentati, con quello che costa di questi tempi l'alluminio, vuoi vedere che se comincio a vendere ciambelloni a qualche fonderia ci faccio qualche soldo, altro che Low Cost Country Sourcing ;-).
Il problema è nostro, siamo noi, la nostra mancanza di educazione all'informazione. A parte le "informazioni" che riceviamo dalla pubblicità, nessuno ci insegna altro, e noi non facciamo neanche uno sforzettino a cercare. Quindi non sapremo mai riconoscere un grasso idrogenato da uno naturale, nessuno ci ha mai raccontato che il burro italiano è peggiore degli altri, perchè la nostra legge consente di farlo nel peggiore dei modi, nessuno ti dice che il novello italiano potrebbe essere meno nuovo di quanto tu creda, continuano a rompere le palle con questa aviaria che nessuno ha mai visto, ma non ti dicono come crescono i polli italiani. Qualcuno ha proposto una legge per obbligare i produttori a scrivere, sui prodotti, la data di scadenza più grande, ma fai scrivere più grande la merda che ci mettono dentro, come gli aromi naturali, ma fateci il piacere. Non so quanto durerà, ma io continuo a farmi, in casa, la:

Crostata di frutta

Per la frolla:

2 tuorli e un uovo intero (allevamento della suocera, galline in suite imperiale a razzolamento libero dall'alba al tramonto, con vista sulla campagna marchigiana);
300 gr di farina (grano locale macinato dal molino del paese, qualche anticrittogamico, ma poca cosa);
100 gr di burro (tedesco);
150 gr di zucchero (a rischio);
buccia di limone grattugiata (da agricoltura biologica);
un pizzico di sale (a rischio);
200 gr di marmellata di albicocca, (fatta in casa da frutta prodotta in proprio);

Ammalgamate il burro ammorbito (non fuso) con lo zucchero, incorporate le uova, il sale e la buccia di limone, aggiungete la farina, lavorate fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio. Coprite con pellicola (a rischio) e lasciate riposare in frigo per un'ora. Stendete 3/4 dell'impasto in una teglia da forno, bucherellate con una forchetta, disponete la marmallata, con la parte restante dell'impasto decorate. Infornate per 40 minuti a 180°.

P.S: una precisazione qualcuno è convinto che la crostata debba essere morbida, se così fosse perchè qualcuno si è disturbato a chiamarla costata da crosta dal latino CRUSTA (CRU) che significa: esser duro, rapprendere?

2 commenti:

francesco ha detto...

ah, caro mio quant'è bello farsi prendere dalla foga del biologico.
Ma lo sai che quel limone, per te blasonato, potrebbe non averne diritto affatto?
Ma lo sai tu con che acqua è stato innaffiato?
Ma lo sai tu a quanta distanza da lui si trova più vicino campo a coltivazione non biologica?
Ma lo sai tu a che distanza da lui passa la più vicina strada a percorrenza veloce?
Ah, quanto era buona la cacca di vacca!

Stephenie ha detto...

You write very well.