17 marzo 2010

Senza rancore

E’ un freddo che morde alle mani e strappa le orecchie. Me ne resto seduto sul marmo ghiacciato di questa panchina, lungo il viale che porta verso casa mia. Le mani infilate nelle tasche del giaccone, piegato dal freddo e dalla paura. Che dirò a mia madre? Che cosa gli racconterò ?
Aspetto che mi torni un filo di coraggio, un accenno soltanto, poi mi alzo e vado.

Un paio d’ore fa ho percorso lo stesso viale, ma in senso contrario, da casa fino alla vecchia chiesa, per scoprire che il nostro parroco non c’èra. Al suo posto si è presentato un frate vestito di bianco e nero, un viso più giovane di quello di don Andrea, una parte della testa scoperta dai capelli che la circondano come una sorta di corona, un barba nera e folta. Ha la faccia arrabbiata, risponde ai saluti dei pochi fedeli a denti stretti. Mi sono avvicinato e gli ho detto che sono Marco uno dei chierichetti, mi ha risposto che ero arrivato troppo tardi e che ce ne erano già due e bastavano, e che chi arriva tardi non merita di essere un “servitore del signore”. Sono rimasto ad aspettare un altro compito, c’è sempre la croce da portare, forse l’incenso, o magari una delle candele, alla processione del venerdì santo. Mi ha intimato di andarmene con gli altri fedeli, che per la processione del “cristo morto” non gli serve niente. Mi sono nascosto in mezzo agli adulti, un paio di sguardi accusatori mi hanno commiserato, qualcuno ha assistito alla scena. Ho visto Moreno e Fabrizio vestiti con la tunica rossa e la cotta bianca, le teste basse stranamente silenziosi. I nostri sguardi si sono incrociati per un momento e la mano sinistra di Moreno si è mossa velocemente verso di me, in un accenno di saluto. Ho seguito la processione rispondendo alle preghiere, davanti casa ho visto il viso di mia mamma soddisfatta della mia presenza, ma dubbiosa del mio non ruolo.
Mi sono seduto sulle panche della seconda fila, la prima è riservata alle persone importanti del paese. Ho ascoltato la messa e la predica, strana, di questo prete. Con Moreno e Fabrizio ci siamo scambiati delle occhiate furbesche, loro ora sono alle sue spalle, il prete è sceso dal pulpito, e la predica la fa quasi in mezzo ai banchi. Parla come non parlano i preti, tra chi ascolta serpeggiano risatine strappate dal vocabolario del tutto nuovo, usato per la prima volta in questa chiesa. Ascolto rapito da un linguaggio quasi da bar che per un bambino di dieci anni è come guardare le comiche alla televisione, alle una del sabato. Poi succede, nessuno se lo aspettava, nessun accenno particolare, ma quando succede è come se “Ridolini” evitando un pugno in faccia fa cadere il suo nemico in una pozza di fango. Il prete ha indicato il tabernacolo e ha spiegato che la dentro non c’è cristo, ma che la dentro c’è “cacca”. Si ha proprio detto cacca, cacca quella che fai quando vai in bagno. Credo che ridano tutti ma io rido di più. Forse perché ho dieci anni, forse perché se a dieci anni senti la parola “cacca”, rideresti anche se sei in mezzo ad una piazza da solo. Se poi la dice un prete, in chiesa, la notte del venerdì santo con davanti le facce dei tuoi amici rosse rubizze nello sforzo di trattenersi, a dieci anni, scoppi dal ridere e non riesci più a fermarti. Da grande capirò che il senso di quella parola e della predica in se stessa, era profondo, quasi avveniristico per l’inizio degli anni settanta, una spiegazione del labile confine che c’è tra il credere e il non credere. Ma vallo a dire ad un bambino di dieci anni, usando la parola “cacca” !
Ora mi guardano tutti, il prete quello con la barba e senza capelli, ha scelto me e la mano tesa con il suo dito puntato mi indica. Ha detto qualcosa, ma non ho capito, tutti mi guardano, è Marco il figlio di Sante e Renata. Gli sguardi sono divisi quasi equamente in due tipi: accusatori e compassionevoli, quello del prete è tra i primi. Continua ad additarmi, la mascella serrata, e ora ho capito mi ha intimato di andarmene, ha fermato la messa per cacciarmi via, a me perché ridevo, a dieci anni mi caccia dalla chiesa nella messa del venerdì santo. Non sono neanche riuscito ad aprire il portone tanto mi tremavano le mani, a farlo per me è stata la “contessa”, anziana nobile, erede della stirpe dei conti della Genga, tra i cui discendenti fa vanto Papa Leone XII. Ecco lei con le mani tremanti, ma per un malattia che allora non conoscevo, mi apre il portone e mi sibila all’orecchio: ti devi vergognare. E me ne esco, mentre la voce del prete, quello con la barba e senza capelli, si spegne dietro al portone che si chiude.

E’ un freddo che morde alle mani e strappa le orecchie. Me ne resto seduto sul marmo ghiacciato di questa panchina lungo il viale che porta verso casa mia, le mani infilate nelle tasche del giaccone, piegato dal freddo e dalla paura. Che dirò a mia madre? Che cosa gli racconterò ? Magari tra due giorni sarà tutto passato, sarà tutto dimenticato, tra due giorni faremo colazione come sempre: le uova colorate, il caffè, il latte e

La coratella con la pizza di Pasqua


Per la pizza di Pasqua (ricetta a lunga lievitazione)
Gli ingredienti
300 gr di farina manitoba, 800 gr di farina professionale o 00, 200 gr di parmigiano grattugiato, 100 gr di pecorino, 22,5 gr di lievito fresco, 15 gr di pepe, 20 gr di sale, 5 uova, 100 gr di acqua, 150 gr di latte, 60 gr, di burro, 60 gr di olio evo, un rosso d'uovo per spennellare, pecorino fresco a piacimento.


La sera prima preparate il polish con 150 gr di farina manitoba, 100 gr di acqua, 7,5 grammi di lievito fresco, e 5 grammi di pepe ,macinato. Impastate e lasciate in frigo per tutta la notte.
La mattina successiva preparate un preimpasto con 250 di farina (tipo professionale oppure 00), 150 di latte intero, 15 gr. di lievito fresco sciolto nel latte tiepido e 10 gr di pepe macinato. Lasciate lievitare per 2 ore a 24/25 gradi fino al raddoppio.
Impastate il polisch e il preimpasto aggiungete 200 gr di parmigiano e 100 gr di pecorino entrambi macinati, aggiungete 5 uova intere, precedentemente battute con 20 gr di sale, incorporate 350gr di farina ( 150gr di manitoba e 200gr di professionale o 00).
Ora aggiungete 60 gr di burro a pomata e 60 gr di olio di oliva evo. Incorporate ancora 350 gr di farina (professionale o 00). Impastate per 15 minuti alla vel. 1,5 se avete un’impastatrice, o a forza di braccia nel caso contrario.

Lasciate riposare per un’ora e poi formate i panetti che vi occorrono a seconda degli stampi che disponete. Formate delle palle di pasta in cui dal basso incorporerete pezzi di pecorino fresco grandi poco più di una noce. Mettete la pasta nelle forme e lasciate lievitare in forno per almeno due ore.
Spennellate con un rosso di un uovo allungato con poco latte e poi iniziate la cottura a 200° per 10 minuti con un contenitore di acqua all’interno del forno. Dopo 10 min. togliete l’acqua abbassate a 180° con la porta del forno aperta a camino, dopo 15 minuti abbassate a 160° chiudete la porta e terminate la cottura per altri 25 minuti.
Lasciate in forno per un’ora dopo la cottura e poi raffredate capovolte.


Per la Coratella
Rimediate il quinto quarto di un agnello: polmoni, cuore, reni, milza e “budellini” (intestino) questi vanno aperti e lavati in acqua bollente, lasciati per qualche ora a bagno in acqua e aceto di vino bianco e poi sbollentati per 5 minuti, e poi tagliati a pezzettini. Il resto va lavato bene e ridotto a piccoli cubetti. In una padella scaldate bene una quantità di olio evo tale che copra l’intera padella, lasciateci soffriggere 4 spicchi di aglio vestiti e schiacciati con il piatto di un coltello. Togliete l’aglio una volta che comincia ad imbiondire e poi mettete la coratella a cuocere. Lasciatela andare a fuoco allegro finché il liquido che produce non si riassorbe, occorrerà una ventina di minuti. Salate e pepate, e lasciate rosolare per un paio di minuti, poi sfumate con un bicchiere di vino bianco secco. Lasciate sfumare il vino a fuoco basso e coprite con un coperchio continuando la cottura per altri 15 minuti. Alla fine incorporate un bel mazzo di prezzemolo tritato e aggiungete un poco di succo di limone, che non deve assolutamente essere invadente.


Qualcuno (più di me) giudica questo piatto qualcosa di poetico. Ecco mi piacerebbe vederglielo scrivere qui.

20 commenti:

silvia ha detto...

che brutta sensazione. che magone! da farci un piatto anche con quello. sembra che i religiosi abbiano la predilizione per il teatro delle accuse. e i "pampini" ne sono sempre vittime. e forse un motivo per cui poi si allontanano è che non li fanno sentire adeguati. che se hanno un loro pensiero son diversi. sempre riflessioni con le cose che scrivi. il piatto per la colazione è uno shok!

Alem ha detto...

riesco ad immaginare quanto siano stati lunghi quei momenti...

buonissima la pizza di pasqua!

manuela e silvia ha detto...

Che ricetta..complimenti! ci piacerebbe avventurarci nella preparazione di questi piatti tipici!!!
un bacione

Saretta ha detto...

Insopportabili persone come questo Frate e la contessa..immagino la tua sofferenza di bimbo accidenti!
Mm la pizza di Pasqua mi attira da morire!

Gambetto ha detto...

Il gesto di cacciare un ragazzino è insopportabile. Se anche quel "ragazzino" fosse stato lo strumento per una lezione etica severà alla comunità, il gesto rimane cmq discutibile. Per quanto riguarda l'uso di parole forti invece molto dipende dalle circostanze e dalle contingenze che nella fattispecie non conosco ma chi ha veramente spessore e carisma non ne usa affatto, mai.
Le preparazioni mi piacciono entrambe e come sempre pur essendoci una rusticità di fondo per certi piatti l'accostamento vive di una nota stonata che non posso fare a meno di non notare. In tutta onestà però mi piace :)

Ale ha detto...

Ciao, ho letto... mi sembra una scena tratta da chissà quale film, che triztezza.
La tua preparazione è davevro buonissima io non l'ho mai fatta ma la mangio volentieri ! A presto, Ale

JAJO ha detto...

Che dirti, Marco: la lezione etica avrebbe dovuto darla spegando per bene ad un bambino di 10 anni cosa voleva dire "cacca" in quel frangente, anche perchè, quello, deve essere l'atteggiamento di un "servitore del Signore" (e non si caccia nessuno dalla casa del Signore, tantomeno un bimbo di 10 anni). A questo punto devo dire che sono stato fortunato ad essere sempre stato fuori dell'ambiente ecclesiastico ? :-)
Però una coratella del genere ti porta a pensare che "qualcosa" più in alto di noi ci debba essere :-D

Loste ha detto...

Non crddo onestamente @Silvia che sia un fattore comune dei religiosi la stupidità, ne ho conosciuti molti che meriterebbero altri post. Ma quellomi è riamsto qua :) uno shock la colazione con la coratella la mattina di Pasqua? E non ho citato il salame, la frittata con la mentuccia oltre alle uova sode benedette e alla parte dolce ;)

Abbastanza @Alem tanto che a trentasei anni di distanza potri descrivere anche il catenaccio del portone che non si apriva :))

Accomodatevi pure @Manuela e Silvia

Accompagnata da un buon salame dopo che l'avrai provata @Saretta non ne potrai più fare a meno

Loste ha detto...

Ma sai @Gambetto ognuno abbiamo il nostro nodo di porci nei confronti degli altri rispetto al nostro carattere, come dice il titolo i non porto rancore, ma per davvero. Se posso, sono curioso, qual'è la "nota stonata" che hai notato nel piatto ?

Magari se ne potrebbe fare un fil @Ale :)). Mangi volentieri la coratella o la pizza?

Blafemia allo stato puro @Jajo :D ... però certo che mettere se come pensa qualcuno la coratella è pura poesia il passo verso la beatitidine è veramente breve :)

Gambetto ha detto...

La nota stonata non è nel piatto quanto nell'abbinamento ma solo per me che sono una capra bacchettona :P
Mi spiego meglio. La coratella che adoro non la vedo "strettamente" bene con la pizza di Pasqua dove il gusto di formaggio un pò mi sporcherebbe, coprendolo, le diverse note che restituiscono i differenti pezzetti del quinto quarto di agnello.
Lo ravviso come una sottrazione al valore assoluto del piatto ma questo è un sofismo da quattro spiccioli mio ehehehe :))
In quel caso, per la coratella appunto, divento purista e visto che non la mangio spesso "pretendo" solo buon pezzo di pane cafone cotto a legna ed un buon mezzo bicchiere di vino.
La Pizza pasquale la mangerei invece sempre come accompagnamento ma non per carne e similari. E'da pochi giorni che ho preparato quantità industriali di brioche rustica napoletana che a "suo modo" la richiama un pò, usando io più formaggio del dovuto, e devo dire che anche in quel caso l'ho usata a mò di pane ma solo vicino a verdura e salumi non altro. Insomma tutto sto panegirico per confermarti che trattasi solo di gusto personale ehehehehe :P
Sorry per l'incomprensione che non voleva minimamente essere detrattiva della fattura delle due preparazioni. Ma detto a chi oggi scrive di certi episodi "senza rancore" questa è, come si dice a Napoli, "'fesseria da caffè!" (sciocchezza risolvibile bevendo insieme un caffè) ;)

Ely ha detto...

che tristezza.... e pensare che proprio loro dovrebbero portare sul viso quella gioia e quell'accoglienza... davvero quanto dolore... e poi si domandano come mai i ragazzi si allontanano... ma non sono però tutti così.. il mio amico Don Luigi ha fatto pure una chat e un blog dell'oratorio e tutti i ragazzi si sono riavvicinati... c'è ancora qualcosa di buono ne sono sicura!
ciao Ely

Loste ha detto...

Uaneme eddie @Gambé figurati se me la prendo o che la mia domanda volesse essere una sorta di velato rimprovero. Giuro che ero proprio curioso di sapere il tuo parere. E mi fa piacere scoprire il tuo pensiero, anche perché il mio abbinamento è (chiaramente) una forzatura. Nessuno credo abbina la pizza di Pasqua alla coratella, ma la ricetta che ho messo sopra non è così "forte" di sapore e di sapidità da non accompagnarsi alla coratella. E devo dire che domenica è stata aprrezzata dal consesso di amici seduti intorno al tavolo. Poi cattandoce stu café apprezzo e rispetto il tuo esser purista, e guaiaddio che non si possa pensarla diversamente dal sottoscritto ;)

Ma dai @Ely 'sto don Luigi è mitico un blog e un forum ? Fagli i miei complimenti.

Gambetto ha detto...

Allora per questo caffè ci conto eh?! ;)
PS
Mi hai fatto letteralmente 'schiattare' dalle risate!! :DD

Anonimo ha detto...

Ma poi tu madre che ha detto?
Mi hai lasciato il dubbio... secondo me si è fatta una bella risata anche lei, sotto sotto!

Cinzia

eleonora ha detto...

Che bello! il mio papá la fa ancora la pizza di Pasqua, veramante la fa spesso e poi la mangiamo col salame e l'uovo sodo, come la tradizione spoletina vuole...
il profumo di formaggio che aleggia per casa....e il termostato caldo a coprire e coccolare l'impasto....
anche io ricordo certe domeniche in chiesa....il nostro parroco Don Osella...l'unico che ho associato alla figura di prete nella mia vita..forse perché somigliava tanto a Don Camillo...dopo l'eucarestia faceva domande ai bambini sulla predica e regalava 200 lire...bei tempi...

losmilzo ha detto...

e bravo il nostro mancato chirichetto nonche vergogna di tutto il clan-clericale del tempo che fu. Comunque cara/o Gambetto il "fritto" d'agnello come si chiama da noi è il piatto che per antonomasia da il via alle celebrazioni pasquali,scandendo il tempo del traguardo quaresimale. Per la colazione di Pasqua si mangia insieme alle uova sode per la sacrale scoccetta,al salame benedetto(lardellato e sopressato)come companatico alla pizza di Pasqua(quella dolce),oltre che quella perugina(al formaggio). A
Fabriano aggiungono anche la mentuccia alla coratella. Dopo 40 giorni di astinenza...tutto era permesso.

silvia ha detto...

ecco. questa cosa la mia infanzia non me l'ha lasciata. la mattina di pasqua per tradizione colazione solita. poi a pranzo costolette d'agnello, asparagi, carciofi e fragole.
vero che qualche DON come Dio comanda ancora c'è.

Loste ha detto...

si si @Gambetto appenna passo da Napoli (sei di Napoli giusto?)

No @Cinzia le madri di quel tempo per quelle cose non ridevano. Le presi, ma son servite anche quelle :)

Eh si @Eleonora pizza salame e uova

Eh si vergogna delle vergocne @Smilzo :P in effetti ho notato che questa quaresima sta lasciando un segno profondo nel tuo fisico, speriamo che arrivi presto la Pasqua e che questo tuo digiuno termini presto :P :P :P

Eh si @Silvia ti garantisco che ti manca un pezzetto di piacere della vita :)

Gambetto ha detto...

Attualmente tra Napoli e Roma ;)

Lucy ha detto...

Gasp, con questo post mi hai risvegliato vecchi ricordi e simili umiliazioni...
La coratella la fa anche la mia nonna (toscana), ma fritta e per il pranzo, anziche' per la colazione...ed e' un gradito ricordo, questo! :)

Lucy