15 dicembre 2010

Il profumo buono: il pranzo di Natale che cucinerò (2)



La stanza è più alta che larga, ingombra di libri fino al soffitto, dallo sportello sotto la scrivania, incassata, incastrata, nella libreria, sbuca, con un sistema di cui il falegname che lo ha costruito va ancora fiero, un semplice ripiano scorrevole, su di esso un giradischi omaggio di “Selezioni dal Reader’s Digest”. E’ grigio, monumentale, grosso e tondeggiante, le casse sbucano tra i libri, con i fili che scorrono nascosti. Vietato toccare. Non è scritto, ma si sa. Causa anche il rivestimento di finta pelle attira le mani di noi bambini, come solo la curiosità infantile sa fare.
La collezione delle “FIABE SONORE” fa bella mostra nell’angolo sinistro di questa libreria. Ne scegli una apri il libro sfili il disco dalla terza di copertina, lo pulisci con al pezzetta rossa, seguendo i solchi stampati nel vinile, come ti hanno insegnato., adagio pianissimo anche se quel pelucchio non molla. lo tiene a mani aperte per il bordo che neanche fosse un piatto pieno da portare.

"A mille ce n'è
nel mio cuore di fiabe da narrar (da narrar).
Venite con me
nel mio mondo fatato per sognar…(per sognar)... "


La stanza è più alta che larga, satura del profumo di mia nonna. Seduta alla sua poltrona scruta il biancore della neve caduta, guarda il cielo che pesante si libra tra l’orto e il campanile del paese. Il vento che trascina la neve in mucchi ondeggianti, dalle creste taglienti, rafne di neve più alte di me. L’ascolto raccontare del nevone del cinquantasei, i camminamenti che nascondono case e persone, il freddo terribile di quel febbraio. I Natali si rincorrono nella loro normalità, le donne di casa vestite a festa con sopra i grembiuli di cucina, il profumo, leggero, di naftalina dai vestiti della festa, mio padre con la cravatta corta e il nodo enorme, le scarpe nuove e il vestito buono, il panettone sul mobile della sala, il croccante di mia zia, la bottiglia di spumante, rosso per modernità, il giradischi che suona le fiabe.

"… che bello se accettasse di divenir mia sposa.
Mi metterò a far la guardia a questa tabacchiera…
La ballerina sospirava sempre reggendosi in equilibrio sulla punta della scarpetta da ballo…”


La fiaba continua imperterrita, mio fratello ne segue la storia con il dito sul libro, la neve ha cominciato ad aggrapparsi ai vetri della finestra, si attacca inesorabile, asciutta, secca e ghiacciata come dice mia nonna, troppa per farci andare a messa. In sala si apparecchia, la tovaglia di lino ricamato, dote di nozze di mia zia vedova, il servizio buono e il televisore acceso, perché si ci sarà la neve ma la messa del giorno di Natale tocca sentirla per forza.

La stanza è più alta che larga, ora profuma di cucina: di arrosto e di brodo caldo, il brodo buono quello per i :

Cappelletti di Natale


Per il ripieno dei cappelletti:
400 gr di polpa di manzo che taglierete a pezzetti e rosolerete, con 2 cucchiai di olio e 50 gr. Burro, lasciate rosolare bene, per una ventina di minuti a fuoco vivo. Poi salate e pepate, sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco e una spruzzata di grappa. Coprite e lasciate cuocere a fuoco lento finché non si asciuga il liquido. Lasciate rafreddare, aggiungete 200 gr di mortadella e 200 gr di prosciutto crudo. Passate tutto al frullatore fino ad ottenere un composto quasi omogeneizzato. Trasferite in una “ball” aggiungete due uova intere, 50 gr di parmigiano reggiano grattugiato, una generosa grattata di noce moscata (generosa !) e la buccia di un intero limone grattugiato. Correggete di sale se occorre.

Cuocete in un brodo di carne di manzo e gallina, o tacchina come viole la tradizione, se potete chairificatelo come da istruzioni qui, altrimenti è buono lo stesso

8 commenti:

mimì ha detto...

A mille ce n'è....ricordo anche io.Avevo il mangiadischi rosso con il manico rosso e bianco,eravamo inseparabili io rosa del rosa dei bambini e il mangiadischi rosso e bianco.
Buoni e belli i cappelletti,mi inviti?

La cuoca Pasticciona ha detto...

Questo é piatto tipico tipico della mia zona.. che bello vedere un piatto del genere sulle tavole di tante.. compliementi per il blog.. bacino a presto e buone feste

Gambetto ha detto...

Post denso di profumi, odori, aromi di stanze alte e di "bambini" che non sono cresciuti per il sano strascico affettivo di certe festività passate in famiglia.
Mi sono davvero consolato leggendo la ricetta e rileggendomi la prefazione :)
Graziemille

Anonimo ha detto...

mi sono commossa, non per i cappelletti, ma per i ricordi..ora che la mia vita è così diversa...

Loste ha detto...

Fantastici quei mangiadischi a pulsante estrattivo sputante @Mimì ... bello il rosso con il rosa :)

Cara la mia @Cuocapasticciona, sto scoprendo che questo piatto rischia di essere tipico in quasi tutta Italia :)) sto facendo una ricerca approfondita su quello che è il menù di Natale.

Prego @Gambetto è un vero piacere l'esser consolatorio

Non saprei cosa dirti @Anonima non conosco la tua vita... ma i ricordi servono a sentirsi vivi, a farci esser cosciente che un tempo, una volta, qualcosa è successo, che qualcosa di bello ( i ricordi brutti di solito si affievoliscono) lo abbiamo vissuto :)

Ciboulette ha detto...

e che volgia mi hai messo di cimentarmi un volta con questi mostri sacri, che vedo inarrivabili visto che gia' le orecchiette che dovrebbero essere nel mio dna, mi danno un bel po' da pensare e faticare...

A mille ce n'e' e quante volte li avro' sentiti quei dischi, adoravo il loro sfrigolio (forse li avevamo raschiati noi bambini? :)

gabbiano ha detto...

Carissimo l'aroma dei tuoi cappelletti e le dolci note di quando eravamo bambini sembrano essersi diffuse nella mia stanza che anno dopo anno è diventata sempre meno alta...(forse sono io che sono cresciuta?...)e mi riporta in un dolce viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca di quel filo che collega passato e presente...

Christian ha detto...

..i cappelletti.. una meraviglia. Credo li farò anche io per Natale.
Mi procurerò anche un Geloso per far girare il disco con le fiabe, che mi piacevano moltissimo.
Leggendo ho immaginato e vissuto la scena per intero, come al solito quando leggo i tuoi scritti.