08 ottobre 2008

Un lungo pensare

L’alba ha un velo di nebbia, quasi trasparente, una foschia che nel grigiore del mattino confonde la vista. Un respiro di vento la sposta, e la fa scorrere lungo il giardino come un’enorme quinta di palcoscenico. Osservo i suoi movimenti come se da un momento all’altro dovesse iniziare il prossimo atto, il resto dello spettacolo. Negli squarci, che ogni tanto si aprono nel vapore, oltre il fondale del palco, intravedo i profili delle colline di fronte. Sono stanco, di quella stanchezza da fine settimana, stanco di dover pensare che è di nuovo domenica, che di nuovo si riparte. Così stanco, di quelle stanchezze domenicali; mai provate? Magari tra poco piove e allora che esco a fare? E se non esco mica serve vestirsi, si può restare in tuta tutto il giorno, no?
Aspetto che quel il sole appaia oltre la finestra del bovindo. Si affaccia e allora gli scatto una foto


Poi lo guardo salire in una striscia di cielo sereno, che si staglia sopra alle colline di prima, ma dura poco, scompare, quasi subito, dietro ad uno spesso strato di nubi grigie. Pioverà. Resto in tuta. Di sopra non ci sono rumori, di fuori l'aria si prepara alla pioggia. Seduto su questo divano torno alla mia lettura. Il malessere di un lungo pensare mi aspetta tra le pagine del libro. Una storia che si dipana nell’immensità dei territori Canadesi di metà ottocento. Un’immensità lasciata solo immaginare, descritta a contorno di un percorso limitato dove i personaggi si muovono, abbandonando certezze e luoghi conosciuti,per andare incontro a dubbi e scoperte. La possibilità sfiorata di dare una dignità al popolo delle sei nazioni, e la testardaggine materna di restituire palesemente quella del figlio al cospetto di una comunità. Un intreccio piacevole che si dipana per quasi cinquecento pagine per ricondurre, nel finale, ognuno nel posto che il destino gli ha riservato. Nel libro una neve leggera comincia a cadere, coprendo le tracce di una fuga. Fuori del bovindo una pioggia leggera comincia a cadere, coprendo le tracce di un ritorno.

E' il caso di mettersi al lavoro, tra poco scenderanno e qualcuno mi aiuterà a preparare i:

Maccaroncini al sugo di anatra



Ho preparato, con il torchio, dei maccaroncini di grano duro e uova, strano vero? ma efficace garantisco. Per chi non fosse "torchiomunito" van bene anche dei garganelli all'uovo. Per quattro persone ho disossato e privato della pelle 1/4 di anatra. Ho battuto la carne al coltello, insieme alle interiora: cuore e durello (del fegato ne ho fatto un uso diverso). In una casseruola ho preparato un trito di cipolla, scalogno, sedano, e carota che ho fatto appassire in poco olio evo. Ho aggiunto la carne e l'ho fatta rosolare benissimo, ho salato e pepato e ho, poi, sfumato con una buona grappa, lasciato cuocere per circa mezz'ora coperto a fuoco bassissimo. Ho aggiunto due cucchiai di passata di pomodoro e ho lasciato andare per un'altra mezzora correggendo di sale. Ho lessato la pasta e l'ho fatta saltare in padella con il ragù mantecando con una piccola noce di burro.

Tra un prima e dopo fuori è continuato a piovere a tratti, con scrosci freschi e profumati. Tutti son rimasti in tuta, qualcuno, addirittura, in pigiama, ma ci sta, qualche volta ci sta.






18 commenti:

manu e silvia ha detto...

Buonissimo questo piatto, con lapasta fatta in casa dev'essere sublime! questo sugo d'anatra in bianco fa una voglia...
bacioni

Arsein ha detto...

Va bene essere mattinieri ma questo io lo chiamo "Terrorismo Culinario" alla mattina di buon ora non ce la faccio... Ho sbavato sulla scrivania in maniera schiumosa e non ho ancora preso il caffè....

PS: grazie di esistere...

JAJO ha detto...

E meno male che alle volte la domenica piove.... se questo è il risultato :-D
Rimanere in pigiama a poltrire sul divano... ci sta, eccome se ci sta :-D (però all'alba, per quanto incantevole, riuscirei a rinunciare) :-D
Jacopo

marzia ha detto...

spero, prima o poi, di avere tempo/attrezzature per fare la pasta in casa...

Lory ha detto...

Matti è semplicemente un amore e che ciglia !!

La pasta è da lacrima!

adina ha detto...

piatto tipico del veneto! li adoro, a-do-ro, questi maccheroni al torchio con il sugo d'anatra (l'arna!) quanto ai tuoi espatri domenicali... io da 18 anni che quasi ogni we torno a vicenza per rientrare a milano. altra storia, certo, ma quando si deve partire poi, mettersi in viaggio, col freddo dell'inverno, dentro un treno triste e puzzolente, beh.. era meglio stare al calduccio della famiglia!

Fra ha detto...

Stai leggendo Manituana! Che bel libro, i personaggi e gli scenari descritti sfiorano la perfezione...quasi come quesi maccheroncini :)
Un abbraccio
Fra

Loste ha detto...

E' sublime ! @manu&Silvia

Addirittura @Arsein, ma dai non esagerare :)))

L'alba è il momento più bello del giorno @jajo, fidati !

Speriamo @Marzia, è un momento di totale coinvolgimento famuiliare.

Occhi, lacrime, @Lory tutto collegato :))

Ma dai @Adina, tipico del veneto?! Pensavo fossero i bigoi con quel sugo, ma forse intendevi loro ! Se non altro io vado in auto ;)

Adesso ti deluto @Fra: non è Manituana, quei ragazzi dopo "Q" non si sono più ripetuti !! Ma è molto bello comunque: La tenerezza dei lupi.

Fra ha detto...

ops scusa ma l'ambientazione è la medesima ;)

Loste ha detto...

Effettivamente è molto diversa, @Fra forse ti ha messo fuori strada quel riferimento alle sei nazioni, ma siamo molto distanti, sia di storia che di periodo: un centinaio di anni dopo. E' comunque un libro molto interessante anche da un punto di vista di struttura l'uso della prima e della terza persona alternativamente, da un senso di "racconto" molto originale, la storia poi non scontata è ben congeniata ne fa un libro da ricordare.

Loste

losmilzo ha detto...

...la vera musa ispiratrice del piatto non è stata un alba uggiosa ma una "veglia" di chiacchiere sentinati. Non pensavo fosse avanzata della grappa per il ragù!!!

Fra ha detto...

Effettivamente la citazione alle sei nazioni mi ha fuorviato...per farmi perdonare dovrò assolutamente leggere La tenerezza dei lupi...ahhh che punizione crudele ;P

fiordisale ha detto...

granoduro e uova? mai fatta. mamma docet granoduro e acqua. cosa cambia nell'impasto?

eppoi (mioddio!) quel torchio! ma dov'è? ma cos'è? e pensare che ho preso il Ka per il (loro) torchio (-ino-ino)e qua in Italia non arriva.

piesse
si lo so avrei potuto prendere la pastamatic, ma non ho voglia di percorrere vecchi ricordi, già ce l'avevo ed è rimasta (forzatamente) nell'altra casa e non ho manco capito se la nuova moglie sa usarla :-)))

Loste ha detto...

In effetti @Fiore, nella foga, sulla pasta sono stato abbastanza impreciso. Si tratta di un impasto fatto con 350 gr. di farina di granoduro, 1 uovo, un pizzico di sale e acqua quante ne occorre per arrivare alla giusta consistenza granulosa per il torchio ca. 80gr.
Non so cosa sia il Ka, quello è un torchio Kenwood.
Sicuramente non sa che farsene :))))

Loste

adina ha detto...

sì, in effetti sono i bigoli, ma a casa mia, lo zio mario, li fa anche coi maccheroncini. e io li prefrisco! durelli e ottimi!

Anonimo ha detto...

caro loste
grazie chè mi hai fatto imparare una nuova parola, bovindo
ciao
roberta

enza ha detto...

il moptivo per cui a mia scelta potrebbe cadere sul kenwood, potrebbe :D

dove son nata io la farina di grano duro rimacinata si usa per tutto, anche la pasta all'uovo

Anonimo ha detto...

Quando la nostra mente (consapevolezza) è collegata al nostro corpo allora si ha un’energia dinamica che scorre lungo tutto il nostro essere. Se chiamiamo l’espressione di questa polarità anima e spirito, posso vedere l’anima come qualcosa che tenderà a coalescere verso il corpo e si protende verso la forma e l’emotività, mentre lo spirito tenderà a muoversi verso la libertà e l’espansione della coscienza.
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