14 luglio 2008

Antichità post-moderna

E' che io e il mare non siamo mai andati troppo d'accordo. Io mal sopporto la gente che si accalca sulle sue spiagge, le grida dei bambini che corrono trasportando secchielli delle sua acqua imbrattati fin sopra ai capelli della sua sabbia. Mal sopporto i papà, che sfruttando una mia momentanea assenza, fanno i castelli di sabbia nell'ombra del mio ombrellone, perché nella loro, la moglie legge rilassata la solita rivista gossippara. Io e il mare ci capiamo solo quando piove come adesso, e allora mentre tutti sono fuggiti, io passeggio incappucciato in una giacca da montagna che stona con il bermuda e le ciabatte, vago sul bagnasciuga rilassato dall'acqua che cade e da quella che mi accarezza di tanto in tanto i piedi. Passo il tempo nell'attesa di recuperare il piccolo Matti che gioca con i suoi simili di età, in una sorta di asilo che tutti si sforzano di chiamare 'miniclub'.

Mi affaccio mentre la pioggia scema, se ne stanno riparati da una grande tettoia intorno ad un tavolo, una maestrina timida e carina insegna al gruppo di bambini a lavorare la pasta di sale. Le bambine stanno improvvisando collane e bracciali vari, in effetti Matti è l'unico maschietto, gli altri stanno giocando a calcio, a bocce ma nessuno con la pasta di sale. Lui sta schiacciando il suo pezzo di pasta, in un disco quasi perfetto, mi vede e raggiante mi spiega che se poi ci mettiamo il pomodoro facciamo una pizza. Ho paura che il cibo stia diventando un'ossessione per tutta la famiglia, una droga, una dose di metadone di cui nessuno può più fare a meno.
Appoggio il mio libro e il mio telefono sul bordo del tavolo, e poi mi faccio spazio accanto a Spaccaball, spiegando che con la pasta di sale si fanno sculture. Prendo la pseudo-pizza e la divido a metà, comincio a modellarla con l'intento di farne un cane, ma poi sotto le mani sento che il cane non mi verrà mai e allora per contrapposizione penso ad una gatto, cerco di immaginarmi il gatto ma le zampe non riesco a pensarle. Rigiro la palla di pasta nelle mani e l'immaginazione mette il gatto seduto sulle zampe posteriori, ma mentre metto seduto quel gatto di qualche centimetro sul tavolo, mi accorgo che in effetti è un topo. E' proprio un topo, gli metto una coda lunga e sottile, un orecchio, poi l'altro, una bimba ha capito e grida: - Un topino!
Tutti adesso guardano le mie mani giocare con quella massa grigia, tutti aspettano la prossima orecchia, anche la maestrina ha un'esclamazione sorpresa. Un bambino è attratto dalla scena si avvicina a me e dice qualcosa che non capisco: - ... berri ottono.... zero! - Come?
Ripete la frase ma continuo a non capire, sorrido al bambino di un paio di anni più grande di Matti e gli dico: - No! E' un topolino ! - Dicevo. E' un blackberry ottounozerozero? Fà, indicando il mio telefono appoggiato sopra il libro.
Il bimbo mi ha spiazzato, mi guarda serio il dito ancora puntato verso il telefono, ma da dove arriva questo marziano che riconosce un telefono messo anche a faccia in giù? Chi è questo fenomeno della telefonia moderna ? Che cosa gli danno da mangiare la mattina, latte e advertising ? - In effetti è un blackberry ma non saprei dirti che modello. Mi sento rispondere con un tono di scusa, preso totalmente alla sprovvista dal sotuttoioditelefonini.
Mi guarda con fare strano, il labbro leggermente piegato, ritira il dito, il braccio gli cade lungo il corpo prima di esclamare: - Quanto sei antico!

8 commenti:

Fra ha detto...

Eh si mi dispiace dirtelo ma sei proprio antico....ma con questo blackberry ci si può fare le crostate?!?! ;D
Un abbraccio

JAJO ha detto...

Tu che sei "antico", e per fortuna sai ancora quanto valgano le emozioni ed il sorriso (quello "vero") di un bambino, fai una carezza alla bambina che ha riconosciuto il topolino...

E danne due al "ragazzino triste", che forse ne ha più bisogno della bimba...

Mala tempora currunt.... :-(

Maurice ha detto...

Saremo anche vecchietti ma noi i fondamentali li sappiamo: il genietto del BB sa come si fa un telefono con le coppette dei gelati?

sergiott ha detto...

mi hai fatto venire la voglia di vedere come è fatto un ottounozerozero... almeno la foto, la dovevi pubblicare.

ciao

marzia ha detto...

ah... io anche pensavo che fosse per le marmellate e le crostate.
sono un'antica trentunenne che spera di crescere in futuro figli che riconoscano topi, gatti (pecore!) e non telefoni.
...per il mare, la pensiamo nello stesso modo. a me piace anche d'inverno, quando cammino lungo i sentieri delle cinque terre o altre parti dell'entroterra ligure

Loste ha detto...

@Fra: non so magari ci vengono anche le crostate ;)

@Jajo magari li saluto quei bimbi oggi con le carezze non ci si scherza più ;)

@Maurice: si hanno perso la memoria delle cose semplici ... scusa ma il telefono con le coppette dei gelati è quello con lo spago e si che è andato anche in pubblicità.

@Sergio: onestamente non saprei neanche se ho capito bene la sigla... non sono andato a cercarla e non ci penso proprio di mettere una foto :))))

@Marzia: direi che siamo come due gocce d'acqua in tutti i sensi :))

Loste (antico)

JAJO ha detto...

Eh..... viviamo proprio in un mondo arido....

fiordisale ha detto...

in questo senso siamo esattamente al contrario, mio figlio, chissà da cghi ha preso, forse da suo padre, è per così dire, "antico". Anche se poi una volta accertata l'utilità di una data tecnologia, non ne fa più a meno. Il che significa che non l'aggiorna, non si adegua al ulteriori migliorie, rimanendo incollato a quello che ha acquisito. Insomma se ha bisogno di aggiornarsi viene a cercarmi.
Per me il rifiuto (come l'inseguimento) delle tecnologie è indice d'insicurezza, di timori. Perché la tecnologia è inerme, la si usa quando serve e bisogna essere capaci di farne a meno. Per quest'operazione di cernita occorre sicuramente un buon bagaglio di conoscenza. Il bimbo spiazzante è sulla buona strada per essere un futuro uomo usato dalla tecnologia (e dal mondo che l'attornia), insomma un modello in stile status-symbol, per capirci