15 novembre 2007

Com'è la vita

Dalla finestra della mia camera, ora, si vede un grande campo. Un trattore verde a sei vomeri, lo ara; attraversandolo come una forbice da sarta farebbe in un tessuto di raso. Mica come nelle Marche che gli aratri litigano con la terra. Lontano una linea di colline spezza la pianura veneta. Oltre, le dolomiti Bellunesi occhieggiano verso Venezia che sta dietro di me, a pochi chilometri.
L'aria è pulita di freddo, laggiù vicino alla strada, qualche colombaccio attardato aspetta il sole, appollaiato sui cavi del telefono. Al piano di sotto una porta sbatte violenta, sfuggendo di mano al vicino.
Non ci sono i rumori della mattina che tanto mi piacciono: lo "zampettare" veloce di Matti, che scende dal letto e mi fa "BUU" da dietro la porta. Lo sbuffare lento di Leo, che in mutande si prepara lo zaino. Nessuno è sceso a preparare il caffè, nessuno chiama a gridare che è tardi ed è ora di andare.
Magari loro fanno le stesse cose, anzi sicuramente le fanno, ma io non li sento. Quassù, lontano, sento il rumore monotono del trattore nel campo, un lontano tubare di colombacci, lo sciacquone dei vicini; poi sento il silenzio.
Il silenzio felpato dei miei passi, il silenzio delle mie letture, il silenzio dei miei pensieri. Roba da parlare a voce alta da soli per tenersi compagnia.
La vita è fatta così, un po' come diceva Ceriago:

El pesce è su per giù come la vita,
pieno de spini in genere, ma prò
vedrai come t'agusta e come invita
se impari a scanzà i spini e a capà el bò!
La vita nuda e cruda cosa vale ?
Bisogna daj un'ilusio', un culore,
un scopo, 'na speranza, un ideale,
cuntornàla cu' i fruti del'amore...
come se fa cul pesce, tal'e quale,
che ce meti l'aieto, el pumidoro,
la branciola d'erbete, el pepe, el zale,
per daj più bon sapore e più decoro.

E così passando davanti ad una pescheria, tra casa e ufficio, mi son comperato l'ultimo sgombro rimasto. Nel negozietto del paese o rimediato quattro pomodorini, un ciuffo di prezzemolo e mi son fatto, dei:

Piccoli maltagliati con ragù di sgombro.



Io ho fatto tutto per una persona, ma vi do la ricetta per quattro.
Ho fatto una sfoglia con 3 uova, 3 etti di farina poco sale e un goccio d'olio.L'ho tirata non troppo sottile ma abbastanza spessa e poi l'ho tagliata a pappardella, e poi ancora, in perpendicolare, per farne dei maltagliati. Ho deliscato due begli sgombri (è chiaro che il mio era uno ed avanzava). Ho fatto insaporire uno spicchio di aglio in poco olio evo buono. Ho messo giù due terzi del pesce che avevo ridotto a tocchetti. L'ho fatto appena scottare e poi ho aggiunto 16 pomodori datterini, sbollentati, spellati e privati di semi. Ho salato poco, ho pepato. Ho lessato la pasta, l'ho saltata in padella, aggiungendo la restante parte di pesce, che si è così appena scottata, ho aggiunto un trito di prezzemolo. Ho impiattato e condito con un filo di olio.
E ho mangiato da solo, mentre fuori due gatti litigavano.



12 commenti:

Anonimo ha detto...

Ritrovare la poesia di Ceriago è un vero piacere.La tua vena nostalgica intenerisce un pò, ma in tuo onore questa sera proveremo il ragù di sgombro.Grazie e buona fortuna per "illusione,speranza,scopo..."

Lory ha detto...

Poesia è anche questo...|

The Food Traveller ha detto...

Che maliconia!!

marco ha detto...

lo sgombro pesce un pochino dimenticato...come lo vogliamo innaffiare questo vino... io direi con un buon inzolia
saluti
marco
www.chefmarco.splinder.com

Morso ha detto...

Posto splendido e appetitoso.
Leggerti ridà il ritmo naturale del tempo e delle stagioni che spesso in città si perde. Complimenti.

p.s. per la pasta, l'ho fatta quasi identica pochi giorni fa..ma la mia era più "decisa" con olive taggiasche e capperi!

marzia ha detto...

bellissimo... bellissimo il fatto che ci sia ancora chi, per un pasto da solo, abbia voglia di cucinare un piccolo capolavoro di gusto e semplicità, non soltanto un panino o qualcosa di scaldato nel microonde!

lorenzo ha detto...

L'aria pulita di freddo, il trattore come forbici di sarta, la sfoglia non troppo sottile tagliata a pappardella. E ancora mi chiedono perchè alla 'carta' delle edicole preferisco i blog.

Maurice ha detto...

Da quando in qua hai abbandonato la tua terra natia per venire nella mia? Non l'avevi detto.

Luc ha detto...

è sempre bello leggerti. e come è malinconico ciò che traspare nello star lontano settimanale. riempirsi tutto nel weekend di "spaccabal" e dintorni, da portarsi addosso e dentro fin al ritorno. e riempire le proprie assenze di piccoli gesti, cibo e ricordo, pensieri di gesti noti e che si sperano uguali in nostra assenza. quasi a darci una sicurezza e a mitigar il senso di colpa. un abbraccio. luc

Anonimo ha detto...

E 'difficile, è dura star lontano da chi nei momenti quotidiani comunque colma la nostra vita. Però c'è quel sottile filo fatto di emozioni che ci lega e che rende indissolubile il "sapore" che proviamo per chi fa parte di noi..."non mollare mai" diceva uno slogan da stadio (quello sano), e penso sia proprio questo ciò che dobbiamo a chi crede in noi.....e perchè no anche a noi stessi!!!
Andiamo avanti che comunque son sicuro che la vita prima o poi apprezzerà......

Splendida ricetta!!!!

loste ha detto...

Poesia e malinconia vanno a braccetto. Un grazie a tutti. E si, Maurizio, mi son trasferito a casa tua... bella terra anche questa.
Loste

sara ha detto...

lo sgombro mi fa venire in mente cene d'estate e il vinello bianco e frizzantino tipo il vino verde.