16 gennaio 2011

Amicizie

Salgo in auto giro la chiave ma lei, l’auto, ha un attimo di indecisione. A diciassette gradi sottozero avrei anche io un attimo di indecisione, anzi ce l’ho avuto sulla porta appena affacciato, prima di mettere i piedi sulla neve. Il primo respiro, è stato un pugno nel petto, ora se anche lei, l’auto, ha un attimo di indecisione, vivaddio è comprensibile.
Ma è solo un attimo, poi fedele alla nomea del marchio sulla mascherina del radiatore, si accende in un perfetto teutonico avvio, che farebbe invidia nella più assolata estate.
La retromarcia fa scricchiolare le ruote bloccate dal ghiaccio e l’acqua del tergicristalli, nonostante i sei euro di antigelo, non ha nessuna intenzione di uscirsene al freddo. Le spazzole, a causa dell’automatismo anche in assenza di acqua (beata tecnologia), raschiano il vetro e lasciano un arco di patina ghiacciata che oscura la visuale, definitivamente e per sempre. Scovo un buco di trasparenza in basso a sinistra, e piegato, accucciato tra volante e sportello, ridicolmente mi avvio.

Vado a trovare una coppia di amici, di quelli che senti poco, ogni tanto quando gli impegni ci fanno respirare. Che una volta chiami tu, una loro, e quando chiami pensi: “chissà magari disturbo” ma poi la voce che ti accoglie è quella allegra e felice dell’amicizia. E così ogni tanto, quando capito in mezzo a queste montagne, vado a trovarli. Che poi in estate passare da una valle alpina, a quella parallela è un gioco da ragazzi, ma farlo in pieno gennaio con diciassette sottozero, tutta un’altra storia, allora chiedo consiglio sulla strada da seguire. L’aiuto del pubblico dice: Julierpass. Ma si sa, e se non si sa te lo dico adesso: Io chiedo sempre consigli, ma non per ascoltarli. Ma per fare esattamente il contrario di quello che dicono gli altri. Quindi: Fluelapass.

Che poi finchè sei in salita, vai! Hai quattro ruote che spingono tutte assieme, quattro gomme con su scritto “winter” che a qualcosa servirà pure, e finché sei in salita, vai! Garantito. Vai talmente bene che ci provi anche gusto, e neanche ti fermi a fare una foto all’ “ospizio” e alla targa con su scritto 2,383 m.u.m. Di solito a queste altezze ci arrivo in funivia, poi scendo, mi allaccio il casco, stringo i ganci degli scarponi, “clack, clack” gli sci ben saldi, e giù: mi tuffo tra il biancore disteso fino a valle. Ora fare la stessa cosa con questa bestia di cinque metri, sembra un filino più complicato, anche se la pista c’è, questa bianca e ghiacciata mica sarà la strada ! No è sicuramente la pista, che dal Fluelapass scende in Engadina. Il fatto che dopo i primi due chilometri da blu diventi rossa e poi improvvisamente nera, e senza parapetti, è solo un dettaglio. Ci sono anche i pali ! Ma quelli servono a capire che se stai tra una fila e l'altra, forse ne esci vivo.

Sudo. Sento una maledetta goccia di sudore correre lungo tutta la schiena e infilarsi tra i muscoli dei glutei, proprio lì si dove adesso non posso grattarmi. Le mani serrate sul volante. Viaggio a un venti ventidue all’ora di velocità di picco, in discesa, giusto per evitare un eventuale noiosissimo rimpatrio della salma, che nel lungo viaggio verso casa causerebbe innumerevoli e fastidiose palpate al basso ventre. Scendo a zig-zag lungo la pista, e come raccomandano i maestri di sci locali ai bambini, mi tengo ben stretto “a monte”. Ora che “a monte” in questo caso corrisponda anche a “contromano” è un dettaglio poco rilevante in una situazione di questo tipo. e se incrociando un paio di auto che salgono dal labiale riconosco un "fanculo" in germanico-svizzero, è un dettaglio sorvolabile. Vuoi mettere quello strapiombo che una volta a destra e una a sinistra se ne sta li fermo ad attendere come una pianta carnivora?

Scendo fiducioso della mia tecnica di guida, un tornate poi l’altro, seconda innestata, e piede destro ben lontano dal freno. Se nonché, poteva mica andare tutto liscio fino giù in fondo ?! Faccio l’ennesima curva e una signora indigena con twingo del novantasette gommata nel novantotto, roba slick tipo formula uno, è ferma di traverso lungo il pendio in salita, che questa mica è una discesa! Tocco il freno come se accarezzassi la testolina di un neonato nella culla. La velocità passa da ventidue a quarantasette in un baleno. A terra la lastra è bianca e lucida, a venti metri la twingo ferma, color ramarro morto, mi viene incontro paurosamente. La signora prende il bastone da passeggio e tipo equilibrista da circo che cammina sul pallone rosso, si allontana nel retro di un furgone fermo dietro la sua twingo verde rospo. Non c’è cazzi il contachilometri dice zero, ruote ferme, il gps del navigatore balla tra quarantasette e quarantotto, (beata tecnologia !)

E’ fatta, penso, ora prendo 'sta scatola verde muffa del novantasette, e la apro come se fosse una busta di patatine. Stante la traiettoria dovrei colpire, in rapida successione, anche il furgone che gli sta fermo dietro un po’ di lato, direttamente sul suo spigolo sinistro anteriore, da lì dovrei rimbalzare e con una leggera carambola e finire in testa coda, per poi precipitare giù nel canalone alla mia destra in retromarcia. Viste le misure del canalone, stimate grossolanamente con la coda dell’occhio, dovrei cappottarmi un quattro o cinque volte prima di arrestare la caduta nel greto del fiume che neanche ha un nome. Probabilmente la neve potrebbe attutire la caduta, se di neve ce ne fosse e non fossero tutte rocce scoperte. Avessi tempo farei un paio di telefonate di conforto. E giù toccate al bassoventre.

Ma eccolo, proprio nel momento in cui caricavamo il colpo di reni stile autoscontro, un po’ di dilettevole all’inutile, ecco la svolta. E’ un po’ come quando stai al ristorante e speri che il cameriere ti porti il piatto, e ogni volta che passa non è mai il tuo, poi ad un certo punto quando stai per incazzarti e per chiamarlo, “paff” eccolo là, il piatto sotto il naso. E allora sei felice come una pasqua e ti passa tutta l’incazzatura, senza il minimo motivo, perché quel piatto era il tuo e doveva arrivare mezz’ora prima. Ecco dunque apparire quattro, ma magari saranno stati anche dodici sassolini, neri svizzeri, che tanto aiutano in questi casi. Le ruote davanti si dividono il tesoro: cinque a una e sette a l’altra e cominciano a frenare, tenk-saaa tenk-saaa… Calzo sul pedale del freno talmente tanto che quando l’ABS entra in funzione il crociato destro ha uno scricchiolio sinistro (beata tecnologia!). Le ruote frenanao e mi fermo ad un cinque centimetri, magari anche dieci, dal carciofo marcio del novantasette. Giro le ruote appena a destra e riparto piano, lungo la discesa. Non ci pensare neanche che mi fermo! La vecchia si affaccia a constatare che la massa muffescente della sua twingo è rimasta intatta, alza la mano in un saluto, forse, anche io alzo la mia mano, ma magari il senso intrinseco del gesto è leggermente diverso. Ho già accumulato un ritardo di quindici minuti sulla tabella di marcia. La coda causata dalla bella "margherita di vacca" verde, consta di sei auto, l'ultima è la Patrouille di soccorso. Appunto. Fosse mai che arrivo in ritardo a Bever, che devo andare al Chesa Salis a mangiare i

Capuns


I Capuns sono il piatto tradizionale del Canton Grigioni, qualcuno dice che non sono un piatto ma una filosofia. La ricetta ? See bonanotte!! E' come per il ragù in Emilia: ogni casa la sua.

La mia è tutta fotografica, e comunque mi accuso subito di mancato "sbianchimento" con ghiaccio della bietola, così la piccionaia riposa tranquilla:



Il Chesa Salis merita una sosta o una deviazione di viaggio: incastonato nel piccolo paesino di Bever, in alta Engadina, poco lontano da Sankt Moritz ma abbastanza dalle sue frequentazioni modaiole, piacevole in inverno, godibile in estate.






Chesa Salis
Bever - CH Gr
(centro del paese)

12 commenti:

Anonimo ha detto...

I capuns sono buonissimi (erano eccellenti quelli del Chesa Rosatsch a Celerina) e Bever lo ricordo come un paesino incantato nella neve e con le case decorate... Saluti e buon anno!
Carla

Loste ha detto...

Proveremo anche la Chesa Rosatsch la prossima volta @Carla ... ricordi bene Buon anno anche a voi !!!

silvia ha detto...

appena tornata dalla val di fiemme, ma la neve "smoiata" il sole caldo e la casa romagnola ha avuto la meglio sulla montagna! solo una piccola sosta al maso dello spek. ma avrei voluto, ahhhh se avrei voluto essere prima a osservare e dopo a gustare la tua cena.
bentornato, buonanno e ...buonanotte vista l'ora!

iaia ha detto...

Probabilmente tu sei ancora li che scaramanticamente ti tocchi i "gioielli di famiglia" ma, considerando che tutto si è risolto bene, io sorriderò per un bel pezzo pensando al tuo racconto.

lucia ha detto...

Non posso avere poco tempo e fermarmi da te. Ci vogliono giornate come queste: casa senza nessuno, silenzio, nebbia e un po' di oziosa calma per gustarmi i tuoi racconti! per non parlare della tua ricetta fotografica! Buona settimana, a presto. Lucia

Loste ha detto...

Neve "smoiata" non mi è pervenuta :D :D :D Beritrovata @Silvia Buon Anno e buona notte :D :D

No no io non mi tocco @Iaia :D bene se strappo sorrisi va bene ;)

Grazie @Lucia l'ambientazione è quella perfetta !!

francesco ha detto...

m'hai fatto ricordare di un'altra passeggiata su "strada alternativa" che ci ha visto coinvolti una notte.
Niente 4 ruote motrici, niente gomme termiche e nemmeno l'agio di sbattere le palpebre.

Loste ha detto...

Azz @Fra' ... quella notte fu un incubo, ma non c'erano strapiombi :D Il giorno dopo partimmo per Milano se ricordi, con puntata a Lugano per pranzare dalla Lucia con culatello, patò di carciofi e tortelli al burro...
Adesso mi metto a piangere !

Anonimo ha detto...

Occhio che il mio figliolo è stato fermato da uno zelante gendarme svizzero francese per il parabrezza non perfettamente sbrinato, con il famoso buco in basso a sinistra, ed è un'infrazione grave...molto grave!! In Svizzera almeno...
Ho tenuto il fiato durante tutta la frenata! :)
Mìgola

chez munì ha detto...

posto, sequenza fotografica e diario di bordo esilaranti !

:**

vale

LA LUNA NERA ha detto...

abbiamo rischiato di perdere l'oste più simpatico dei blog?!

Loste ha detto...

Ah oure ! @Migola ... non avevo dubbi che non fosse così legale girare con l'auto senza vedere una beata cippa, anzi se ci pensi è delinquenziale :)

Grazie @Vale :))

Noo @Luna Nera diciamo che la situazione era controllata anche se da non ripetere assolotumante :D
In effeti per il ritorno poi ho caricato l'auto in treno ;D