03 settembre 2008

Aria

Aria
Non respira e avrebbe bisogno di aria, tanta aria. La corsa in accelerazione, quasi in apnea, lo ha lasciato senza fiato. Ha sentito dietro di se i passi degli altri, ma poi sono scomparsi, si sono allontanati, deviati dalla sua corsa per averlo perso. Ma ora ha bisogno di aria. Prova a piegarsi su stesso le mani appoggiate alle ginocchia, la testa in avanti. Ma è peggio: un colpo di tosse che si trasforma in un conato di vomito, lo prende di sorpresa. Dalla gola sale un rantolo, spinto dalla compressione del diaframma, sale per l’esofago e arriva in gola annunciato da un rutto che diventa un raglio, un grido smorzato. E vomita, sputa, ma non esce nulla, solo lo sforzo della pancia a risucchiargli ancora aria e un filo di saliva che scende verso terra tra i suoi piedi. Un filo di saliva che non vuole staccarsi che rimane lì, lungo. Dalla sua bocca fin quasi a terra, incerto sul da farsi. Lo mette a fuoco, per tutta la sua lunghezza, e prova ad immaginare dove toccherà terra. O magari quanto possa diventare lungo. Come un filo di sottiletta? Quelle sottilette che sua madre gli mette sulle rare fettine di carne, che quando infila la forchetta e le tira su, può arrivare a farne fili lunghissimi. Talmente lunghi che a volte non basta la lunghezza del braccio e deve alzarsi in piedi, in una gara contro se stesso. Una volta ci si era messo d’impegno, come dice sua nonna, aveva studiato la situazione: aveva scoperto che c’è un momento in cui quel filo lo puoi tirare e non si rompe. Aveva scoperto che non deve essere ne troppo caldo ne troppo freddo, e allora aveva infilato profondamente la forchetta nel formaggio, poi, seduto a tavola, aveva allungato il suo braccio fino alla massima estensione, con attenzione si era alzato in piedi, e convinto di poter raggiungere il suo record si era messo in piedi sulla sedia piegato in avanti, pronto ad alzarsi e a far diventare quel filo “enormemente lunghissimo”. Roba che poteva anche scriverla a “Topolino”. Una foto di lui, e invece della data del suo compleanno sotto, avrebbe fatto scrivere: “Marco che ha fatto un filo di un metro con la sottiletta kraft”. Non era riuscito a raggiungere il record: cadde dalla sedia, colpito da qualcosa tra nuca e orecchio. La forchetta era volata in mezzo al tavolo con la sottiletta appiccicata alla tovaglia, un ronzio strano nell'orecchio sinistro, tutta la parte in fiamme per lo schiaffo mollatogli da suo padre: non si gioca col da mangiare. Gli occhi gonfi di lacrime, suo fratello che ride, e sua madre che lo tira per un braccio e lo aiuta a rimettersi seduto. Un pianto silenzioso gli aveva preso la gola, non per il dolore, era più per la sorpresa del gesto, per la delusione. Avrebbe voluto sentirsi dire “Bravo!” invece gli aveva mollato uno schiaffo. Sua madre, aveva recuperato la forchetta, gli aveva appoggiato la mano calda sul braccio, e gli aveva sussurrato:
“Dai, adesso mangia!”

La carne, le fettine, apparivano raramente sulla tavola della sua infanzia, normalmente per cena. Erano un cibo prezioso figuriamo giocarci. Di solito il menù serale era una replica con variazioni sul tema delle uova: frittata col pomodoro, frittata con le cipolle, frittata con le vitalbe, in estate uova sode con tonno e alici, oppure le uova al tegamino, piatto che sfamava più per il pane che lo accompagnava a "scarpettare" nel tuorlo, che per se stesso. Di giorno invece la regina era la pasta, grandi "reali" di pasta, piatto unico sfamante delle fatiche scolastiche. Condita con ragù semplici ma efficaci sulla fame, la massima rappresentazione erano i:

Rigatoni con lo spezzatino



Per 4 persone:
400 gr di spezzatino non troppo magro tagliato a tocchetti della grandezza di una noce. In una casseruola fate rosolare, in mezzo bicchiere di olio evo, un trito di cipolla, carota e sedano se piace. Appena il trito comincia a soffriggere aggiungete la cane e lasciate rosolare ben bene. Quando la carne risulterà rosolata, sfumate con mezzo bicchiere di grappa buona e aggiungete due chiodi di garofano e una generosa grattata di pepe e noce moscata, salate. A questo punto aggiungete una salsa base di pomodoro, o dei pomodori ramati spellati e privati dei semi passati al passaverdura. Potreste usare anche una passata o dei pomodori pelati in barattolo, ma è meglio la prima soluzione. La salsa deve giusto coprire la carne. Portate la salsa a bollore e abbassate il fornello al minimo, aggiungete un paio di rametti di basilico, e lasciate sobbollire per 30/40 minuti, correggete di sale. Quando la salsa si sarà rappresa lasciando intravedere la carne, a questo punto morbida e succosa, spegnete. Lessate la pasta: dei rigatoni o mezze maniche, comunque un formato corto, e conditela con il sugo, spolveratela con del parmigiano grattugiato non troppo stagionato (12/18 mesi) e godete del poco.

12 commenti:

Lory ha detto...

Il racconto si commenta da sè.
La pasta questa devo rifarla e lo sai che la farò veramente ;-)
Senti ma quella pasta lì,mi sembra ..Ti dice niente Mancini..eheheheh!
Fatto scorta ieri in Liguria di pasta meravigliosa, tra cui proprio quella "delle tue parti"
No, te lo chiedo solo perchè sono sicura che di cucina nn capisci nulla!!!

Loste ha detto...

Mancini ... ! Mancini... ! Ma chi quello che allenava l'Inter ??!!
E si, mi sa che di calcio non ci capisco nulla !!!
E' proprio Lei, visto le nuove confezioni !!! Spettacolo !!!
Fatti sentire

Loste

Lory ha detto...

Ahahah e pensa un pò sono pure cecata!!
Vista vista,na bellezza!!!

berny ha detto...

L'ho letto tutto dun fiato (si scrive cosi?) e adesso mi manca l'aria anche a me..., sono senza parole.. bravo!!

JAJO ha detto...

A volte sono stati proprio i nostri stessi genitori a tarpare le ali ai nostri sogni di gloria: se vuoi te la faccio io una foto mentre batti il record del mondo di "filo della sottiletta più lungo" e poi lo pubblico su Topolino :-D

Maurice ha detto...

C'è un premio per te. Complimenti.

nishanga ha detto...

non sono qua per farti i soliti complimenti, anche se...che bella storia!
ops..dicevo, che sono qua per un baratto
http://www.flickr.com/photos/nishanga/?saved=1
ti va?
Sono al fresco a seccare, te le potrò dare domani; domenica appunto..
abbracci

Anonimo ha detto...

Caro Loste
sono per caso entrata nel tuo blog e sono rimasta ammirata da tutto..marchigiana anche io mi sono ritrovata in molte tue descrizioni e in molti tuoi ricordi..mi e'molto piaciuto il tuo modo di scrivere,mi sono piaciute le tue ricette , le tue foto.. mi e' piaciuto tutto.. ma....devo farti una piccola critica...nel tuo intervento " Aria" hai associato il conato di vomito e successivo filo al cibo..accostamento orribile!!!!!!!!!!
dopo averlo letto non sono piu' riuscita a leggere una riga...ti prego pensa anche a chi non regge queste similitudini...per il resto i miei complimenti..Fili

Loste ha detto...

Grazie @Berny... ma ora riprendi fiato ;)

Assolutamente vero @Jajo chissà cosa sarei potuto diventare. Ma c'è ancora quella rubrica su Topolino?

Grazie ancora @Maurizio

Spettacolare @Nishanga, spettocolari

Mi spiace @Fili, ma sono puti di vista, se non hai letto tutto ti sei persa qualcosa ;) dai riprovaci.

Loste

enza ha detto...

osso capire fili ma a me il racconto è piaciuto.
anche perchè si realizza che da mamma anche io ti avrei mollato un ceffone in nome del rispetto del sacro cibo.
mi perdonerai?

JAJO ha detto...

Sinceramente, caro Marco, è molto tempo che non leggo più Topolino: non mi piace la grafica da qualche anno e le storie sono troppo legate alla realtà... non ci si sogna più...ed a me piace ancora sognare :-(

Loste ha detto...

@enza: ti perdonerò solo perché non ti ha fatto "schifo" il racconto.

@Jajio: E allora perché metti la faccia triste, i sogni portano felicità :)