La mia estate

Passo la punta delle dita su questo marmo, bruciato dal sole e dalla salsedine.
Tento con l’unghia di portare via il nero del tempo, quelle vene di vecchio lasciate dalle intemperie. Non ho ancora guardato oltre questa balaustra. Ho sceso la scalinata a testa bassa, gli occhi puntati sui miei piedi, voglio che la vista da questa terrazza sia un colpo, un “pam” di colori, ecco perché ora ho gli occhi chiusi. Magari qualcuno mi starà guardando, magari sembrerò ridicolo, o forse mezzo matto. O magari solo un po’ strano.
Non vedo, ma sento: sento il profumo del mare più sotto, quello dell’oleandro salendo lungo la scala, il profumo di pietra di questo marmo, sotto le dita. Le grida allegre dei bambini che si arrampicano sul monumento alle mie spalle, il vociare di un gruppo di marinai seduti sulle scale, e poi il tonfo dei tuffi di chi più in basso sta facendo il bagno dagli scogli. Sento il garrire di qualche gabbiano lontano, il rumore sordo dei motori di barche che passano a largo.
C’è un sole caldo alle mie spalle, un sole di fine estate. Di quelle estati passate in fretta, che lasciano il segno , ma non ora. Più avanti quando cominceranno a farsi rimpiangere, non ora, non ancora. Mi cullo alla calda carezza di questo tramonto, ai suoni di questo pomeriggio, ai suoi profumi e alla vista che non ho ancora visto.
Resisto. Gli occhi chiusi in questo gioco con me stesso, fintanto che non sentirò arrivarmi qualcuno vicino, e allora per vergogna, per imbarazzo, li aprirò. Ma all’ultimo momento, solo un attimo, prima di ritrovarmi assieme ad altra gente. Un attimo prima, per godermi fino in fondo dell'attesa di questo spettacolo, che trascina ricordi, come catene pesanti trascinate dal tempo.
Respiro. Il vento leggero e fresco che soffia dal Conero mi carezza i pensieri. Poi qualcosa mi sfiora. Sento una mano piccola, paffutella, infilarsi a forza tra le mia dita. E’ l’attimo, quell’attimo che aspettavo. Spalanco gli occhi. Una distesa azzurro turchese mi esplode davanti, la seguo fin dove s’incontra con un cielo cristallino, terso, di un azzurro elettrico. Il mare è punteggiato dal bianco delle barche, il verde del monte intorno catalizza tutto quell’azzurro e come in un enorme imbuto, lo concentra qui dentro sulle scale del Passetto di Ancona e sul bianco di questa balaustra.
Un traghetto enorme si affaccia su questo quadro e lentamente si infila tra i puntini bianchi evitandoli in punta di piedi. Matteo me lo indica, lasciando la stretta che ci legava. Mi chiede dove va, non tanto lontano quanto ci piacerebbe. Parliamo, mentre più sotto i bagnanti fanno gli ultimi tuffi dagli scogli, all'ombra di dove siamo. E quando gli chiedo se sente i profumi mi fa si con la testa, li sente. Lo guardo annusare, tirando la testa verso l’alto e riempendosi i polmoni.
Che profumi senti? Ci pensa, riflette, socchiude gli occhi. Io sento il profumo delle vongole.
Davvero? Si sento il profumo delle vongole, con il pomodoro e la pasta. Sicuro?
Mi concentro e forse lontano, più in basso, dietro alla balza, verso le grotte, forse, mi pare di sentire il dolciastro del sugo. Possibile ? Forse, chissà !
Il profumo del Passetto d’Ancona: rigatone in guazzetto di vongole

In una padella grande faccio aprire le vongole, esclusivamente autoctone, a fuoco vivace e senza condimenti di sorta. Dopo cinque minuti le tolgo dal fuoco con il loro sughetto e le tengo da parte. Nella stessa padella faccio rosolare in poco olio evo 3 spicchi di aglio fin quasi a farli sbrucciacchiare, aggiungo un trito di erba cipollina, poi butto 250 grammi di pomodorini piccadilly sfilettati. Li lascio appena appassire, aggiungo sale e fermo la cottura. Lesso un 100 gr di rigatoni per cranio: millerighe n. 62 del Cav Cocco, ma poi si lamenteranno per la modica quantità che qualcuno paragonerà a "dietetica razione ospedaliera". Scolo la pasta al dente un tre minuti prima del tempo e finisco la cottura in padella, aggiungendo poca acqua di cottura e per ultime le vongole con il loro guazzetto. Alla fine spolvero con un trito di prezzemolo freschissimo, tagliato al volo dal giardino, e condisco con un ultimo filo d'olio evo sul piatto.
Si era questo il profumo che sentivo.
E voi ? Avete riportato qualche profumo dalla vostra estate ?




















