01 settembre 2010

La mia estate


Passo la punta delle dita su questo marmo, bruciato dal sole e dalla salsedine.
Tento con l’unghia di portare via il nero del tempo, quelle vene di vecchio lasciate dalle intemperie. Non ho ancora guardato oltre questa balaustra. Ho sceso la scalinata a testa bassa, gli occhi puntati sui miei piedi, voglio che la vista da questa terrazza sia un colpo, un “pam” di colori, ecco perché ora ho gli occhi chiusi. Magari qualcuno mi starà guardando, magari sembrerò ridicolo, o forse mezzo matto. O magari solo un po’ strano.

Non vedo, ma sento: sento il profumo del mare più sotto, quello dell’oleandro salendo lungo la scala, il profumo di pietra di questo marmo, sotto le dita. Le grida allegre dei bambini che si arrampicano sul monumento alle mie spalle, il vociare di un gruppo di marinai seduti sulle scale, e poi il tonfo dei tuffi di chi più in basso sta facendo il bagno dagli scogli. Sento il garrire di qualche gabbiano lontano, il rumore sordo dei motori di barche che passano a largo.
C’è un sole caldo alle mie spalle, un sole di fine estate. Di quelle estati passate in fretta, che lasciano il segno , ma non ora. Più avanti quando cominceranno a farsi rimpiangere, non ora, non ancora. Mi cullo alla calda carezza di questo tramonto, ai suoni di questo pomeriggio, ai suoi profumi e alla vista che non ho ancora visto.

Resisto. Gli occhi chiusi in questo gioco con me stesso, fintanto che non sentirò arrivarmi qualcuno vicino, e allora per vergogna, per imbarazzo, li aprirò. Ma all’ultimo momento, solo un attimo, prima di ritrovarmi assieme ad altra gente. Un attimo prima, per godermi fino in fondo dell'attesa di questo spettacolo, che trascina ricordi, come catene pesanti trascinate dal tempo.
Respiro. Il vento leggero e fresco che soffia dal Conero mi carezza i pensieri. Poi qualcosa mi sfiora. Sento una mano piccola, paffutella, infilarsi a forza tra le mia dita. E’ l’attimo, quell’attimo che aspettavo. Spalanco gli occhi. Una distesa azzurro turchese mi esplode davanti, la seguo fin dove s’incontra con un cielo cristallino, terso, di un azzurro elettrico. Il mare è punteggiato dal bianco delle barche, il verde del monte intorno catalizza tutto quell’azzurro e come in un enorme imbuto, lo concentra qui dentro sulle scale del Passetto di Ancona e sul bianco di questa balaustra.
Un traghetto enorme si affaccia su questo quadro e lentamente si infila tra i puntini bianchi evitandoli in punta di piedi. Matteo me lo indica, lasciando la stretta che ci legava. Mi chiede dove va, non tanto lontano quanto ci piacerebbe. Parliamo, mentre più sotto i bagnanti fanno gli ultimi tuffi dagli scogli, all'ombra di dove siamo. E quando gli chiedo se sente i profumi mi fa si con la testa, li sente. Lo guardo annusare, tirando la testa verso l’alto e riempendosi i polmoni.

Che profumi senti? Ci pensa, riflette, socchiude gli occhi. Io sento il profumo delle vongole.
Davvero? Si sento il profumo delle vongole, con il pomodoro e la pasta. Sicuro?
Mi concentro e forse lontano, più in basso, dietro alla balza, verso le grotte, forse, mi pare di sentire il dolciastro del sugo. Possibile ? Forse, chissà !

Il profumo del Passetto d’Ancona: rigatone in guazzetto di vongole


In una padella grande faccio aprire le vongole, esclusivamente autoctone, a fuoco vivace e senza condimenti di sorta. Dopo cinque minuti le tolgo dal fuoco con il loro sughetto e le tengo da parte. Nella stessa padella faccio rosolare in poco olio evo 3 spicchi di aglio fin quasi a farli sbrucciacchiare, aggiungo un trito di erba cipollina, poi butto 250 grammi di pomodorini piccadilly sfilettati. Li lascio appena appassire, aggiungo sale e fermo la cottura. Lesso un 100 gr di rigatoni per cranio: millerighe n. 62 del Cav Cocco, ma poi si lamenteranno per la modica quantità che qualcuno paragonerà a "dietetica razione ospedaliera". Scolo la pasta al dente un tre minuti prima del tempo e finisco la cottura in padella, aggiungendo poca acqua di cottura e per ultime le vongole con il loro guazzetto. Alla fine spolvero con un trito di prezzemolo freschissimo, tagliato al volo dal giardino, e condisco con un ultimo filo d'olio evo sul piatto.

Si era questo il profumo che sentivo.
E voi ? Avete riportato qualche profumo dalla vostra estate ?

15 commenti:

Federica ha detto...

Mi immagino questo profumo....profumo di mare, di vacanze....e di guazzetto! Ottimo primo!

valverde ha detto...

Che nostalgia il profumo del mare e del brodetto di pesce che mangiavo a Marotta ( secoli fa!;) )
...Questa estate per me ha avuto il profumo dei pomodori, i primi in assoluto coltivati da me ...e le ore della sera a raccoglierli ancora caldi...poi il profumo della salsa (ovvio la prima fatta in vita mia con prodotti coltivati personalmente!) e così questa estate rimarrà nei miei ricordi come un estate in campagna...e il mare solo un sogno lontano: due mondi diversi eppure così affascinanti!
ciao
val

mimì ha detto...

Se chiudo gli occhi e lascio il naso libero di andare a quest'estate ritrovo anch'io profumo di pesce,di una frittura consumata su un tavolino di plastica bianca in bilico sui ciottoli di un mare abruzzese.Ci sono capitata per caso in quel ristorantino,poco più di un chioschetto e sono restata,ostaggio del tramonto e del profumo di quel piatto gustato con un piede nell'acqua.

Kiarina77 ha detto...

Ciao! Piacere di conoscere te e il tuo splendido blog! Vedo che anche tu hai scelto una pasta corta da abbinare a tutto quel ben di Dio...ottima scelta, concordo!

lucia ha detto...

Ci ho pensato più volte questa estate. Mi sono detta che se mi avessero chiesto quale fosse il primo profumo a venirmi in mente, sarebbe stato quello che invadeva la nostra macchina andando via da capo comino lungo l'orientale sarda dopo il tramonto. Penso che fosse l'insieme di eucalipti e una sorta di menta che infestava i campi... l'anno prossimo me ne porto un po' a casa, magari potrà profumare qualche piattino... Ciao e... 100 gr a testa sono pochi per un piattino così!

Loste ha detto...

si @Federica ?! :)

Lo fanno ancora come un secolo fa @Valverde da El Gat, alla Primasecca ... torna vale la pena. Bella anche un'estate campagnola :)

Bello anche il tuo profumo @Mimì :)

Ben trovata @Kiarina grazie per i complimentos ;)

Ciao @Lucia portala a casa quella menta, ma non ti illudere che abbia lo stesso profumo di dove l'hai colta ... 100 gr sono un niente se incroci la fame al buono :D

silvia ha detto...

http://mogliedaunavita.wordpress.com/2010/08/22/salmastra-aria-maldestra/

qui parlo dei profumi della mia estate. ai quali devo aggiungere giocoforza quello di una carbonara di pesce fatta per scommessa e vinta. dall'amico del mio figliolo. bella pasta. la tua. :-)

BreadandBreakfast ha detto...

è strano come i sensi possano giocare tra di loro nell'immaginazione e nella memoria e disegnare l'immagine nitida di qualcosa che li raccolga tutti, vista, sapore, profumo, consistenza, suono. a me è successo in Piemonte, nelle Langhe...Passando in mezzo ai piccoli borghi di collina, mi pareva che tutti avessero lo stesso profumo di brasato, o di brodo di carne, o di agnolotti al brasato. Forse è vero che in alcuni luoghi i piatti tradizionali lo sono davvero perchè tutti, davvero tutti, li mangiano e nel farlo riempiono l'aria dei luoghi dove vivono della loro aroma.

losmilzo ha detto...

vongole autoctone...,moscioli.

Anonimo ha detto...

La mia estate profuma dell'aroma dei bar da tapas di Madrid e delle birrerie sul lungolago di Zurigo. Del resto il trasloco da una città all'altra ci ha lasciato senza energie per annusare altro.. Lo scorso sabato ci siamo arrampicati fino a un alpeggio dove abbiamo trovato un produttore di sbrinz. Credo che quell'odore mi si sia stampato nella mente, ma non saprei dirti se in svizzera questo periodo si possa definire ancora estate, ha fatto così freddo la settimana scorsa!
Bentornato
Cinzia

cinzia ha detto...

Ma come anonimo? Ho inserito il nome! Sbaglio sempre qualcosa...

marzia ha detto...

la mia estate... un profumo che sa di certe erbe di montagna, gradite all'olfatto, ma amarissime al gusto (come l'assenzio)
è la vita... ci saranno tempi migliori...

Anonimo ha detto...

ricordo estati roventi in campagna..l'odore della terra..le stelle talmente tante..da non poterle contare ..le chiacchiere fuori casa ..giocare a nascondino e non il profumo del pesce ..ma il sapore del pane con pomodoro e basilico..grazie oste per avermi fatto ricordare l'estate e ti prego correggi quel "terzo" mi toglie la poesia..

Loste ha detto...

ma ti sei fatta battere sulla carbonara di pesce @Silvia ? nonostabte leggi questo blog ? ;(
:)

@B&B un brasato lungo un viaggio :)

no @Smilzo il mosciolo è la cozza queste son vongole di Marotta ;) ti davo per disperso

Dipende @Cinzia lì a volte il tempo è sorprendente, rimpiangi Madrid ma vivi il nuovo paese (io l'ho fatto con entrambi) ti garantisco che non te ne pentirai :)

Sicuro @Marzia troverai anche qualche erba dolce per insaporire la vita :)

Fatto @Anonimo(a) pardon, quando ci vuole ci vuole !

chez munì ha detto...

ho appena postato " i ricordi della mia estate ( piatto compreso ) sul mio foodblog ..
credo sia il leitmotif un pò di tutti noi, nostalgici di un pò di sole ed un pò di tempo in più da trascorrere tra fornelli e mare d'isola - nel mio caso..

complimenti per la tua professionalità, per la ricchezza dei contenuti e per la precisione dei dettagli.

passa da me, se ti va, qualche volta

valentina
http://chez-munita.blogspot.com/