16 ottobre 2010

Il pane del ritorno


World Bread Day 2010 (submission date October 16)

Ho gli occhi gonfi di lacrime.
Il freddo del mattino mi si gela in faccia e negli occhi. Cammino veloce le mani affondate nelle tasche dei pantaloni, le spalle ingobbite. La giacca a vento che salva appena il corpo, ci vorrebbe un cappello di lana, ci vorrebbero i guanti, e ci vorrebbero un paio di pantaloni appena più pesanti.
Corro quasi, lungo i marciapiedi deserti, di questa città affollata di turisti addormentati.
E' l'ultimo giorno, tra qualche ora me ne ritorno a casa, son tutti lì a desiderare questo ritorno quasi come dieci giorni fa desideravano la partenza. Quel bisogno di ritrovare se stessi nei luoghi che ci appartengono. Infilarsi nella routine normale e accogliente della propria vita. I gesti e i tempi di sempre, la sveglia presto per andarsene a scuola, la colazione fatta in piedi sulla penisola della cucina. L'orologio che incalza spietato, i minuti che passano, la fuga verso il bus, l'elenco delle cose dimenticate, il libro, la sciarpa, la merenda. Poi tocca al più piccolo, una sorta di catena di montaggio con un ciclo scandito e preciso, la colazione, i denti, la cartella e fuori. Ancora. L'elenco delle cose dimenticate, il libro, la sciarpa, la merenda. E poi la telefonata dopo che tutti sono usciti, la giornata che va verso la sua storia che comincia.

E io che cammino nella solitudine di queste strade, un cielo che passa dal grigio all'azzurro, un tempo che promette si essere comprensivo e di regalarci un pezzo di sole. Giro l'angolo e la vedo. La signora sta mettendo fuori il cartello che in tedesco forse annuncia pane fresco o chissà cosa, ha appena aperto. Rallento e resisto al freddo. Ostento indifferenza e poi mi infilo nel caldo abbraccio della panetteria. Ed è così da tutta una vita: ci sono due profumi a cui mi abbandono. Un pugile sul ring che stanco di saltare e difendersi, ad un certo punto, allarga le braccia al gancio finale, che lo stacchi da terra e lo liberi dalla fatica e dal dolore una volta per tutte. Ecco per me il profumo del caffè appena tostato e quello del pane appena sfornato sono i due pugni a cui mi abbandonerei volentieri.

Quella fragranza quasi palpabile, quella crosta che senti scricchiolare sotto le dita, aprirla con le mani mentre me ne torno a casa, staccandone pezzi tiepidi che si affacciano dal sacchetto e mangiarmelo per strada. Uno dei piaceri a cui non rinuncerò mai, neanche dopo morto. Ma oggi no, oggi è troppo freddo, e poi oggi sono venuto a comprare il pane del ritorno, il pane del viaggio. Quattro o cinque pezzi chiusi in un sacchetto, che nessuno sa che ci sono, e che tutti immancabilmente non ricordano esserci, se non quando una punta di fame collegherà lo stomaco alla memoria. Sarà Spaccaball allora lanciare il sasso e Leo a meravigliarsi come ogni volta. Apriranno il sacchetto e veloci, come se fossero appena tornati dalla ritirata del Don, addenteranno i fiocchi salati, e sarà solo un piccolo miracolo se rimarrà per me un pezzettino di:

Bretzel



La sera prima preparate un polish con 100 gr di farina 00, 5 gr di lievito disidratato (oppure 8 gr di lievito di birra), e 100 gr di acqua. Impastate con un cucchiaio amalgamando bene gli ingredienti e poi mettete in frigo per almeno 12 ore.

Il giorno successivo preparate una miscela con 250 gr di farina 00, e 150 gr di Manitoba, aggiungete 12 gr di sale e 12 gr di zucchero, miscelate bene. Incorporate il polish preparato la sera prima, 50 gr di burro ammorbidito e 200 gr di acqua, o quanta ne prende per avere un impasto morbido ma che non sia eccessivamente appiccicoso.
Lasciate lievitare in un ambiente caldo (22°/24°) per circa 2 ore.

Mettete l'impasto su un piano ben infarinato dividetelo in parti uguali formando dei cordoncini di ca. 50 cm, lo spessore dipende dal vostro gusto. Ne dovrebbero venire una decina con l'impasto preparato. ora formate i fiocchi tipici dei Bretzel e disponeteli su di un piano infarinato e lasciateli lievitare per altri 20/30 minuti.

In una pentola portate a bollore 4 litri di acqua, e poi abbassate il fuoco e lasciate sobollire, aggiungete 3 cucchiai da cucina di bicarbonato di sodio (occio che l'effetto può essere vulcanico). Regolate il fuoco in modo che possiate avere una buona visibilità (capirete). Ora immergete i Bretzel due a due, finché non appariranno lucidi (30/40 secondi). Scolateli con una schiumarola e disponeteli su di un canovaccio in modo che scolino bene. Alla fine trasferiteli su di una placca con carta forno, cospargeteli con un fleur de sel, e infornateli immediatamente a 220 gradi per 20 minuti o finché il colore non sarà di vostra soddisfazione.




Questo post partecipa al contest di Zorra: Qui

17 commenti:

deny ha detto...

Come sono buoni! E come sei bravo! Ho partecipato al tuo racconto, come se fossi stata al tuo braccio!Sei molto bravo ed avvolgente anche nel raccontare.Bravo,bravoo,bravo!Un bacio al piccino!Buona giornata deny

Caty2 ha detto...

caspita prima o poi li voglio fare....sembra anche semplice ....
a parole!!
ora mi dedico alla raccolta delle olive però, stasera la prima spremitura ...e poi fettunta.

silvia ha detto...

sopsiro. sorrido. e mi riprometto di chiederti numi. che i tuoi consigli preziosi mi sono.

Gloria ha detto...

Ecco appena letto il post mi son detta "Meraviglia! il mio pane preferito, li faccio subito!"...
Poi ho letto la fine della ricetta, non pensavo si dovessero lessare! Mi sa che mi tocca rimandare, eh...
Però grazie, intanto (quasi quasi li faccio con la PM :) )

Mirtilla ha detto...

Accipicchia come sei bravo! Non consocevo questo blog, ma le tue bretzeln mi hann oconquistata e adesso non ti lascio più! Vado a farmi un giretto tra le tue ricette e torno presto a trovarti! :-) Se vuoi passare da me nel frattempo, ho tante ricettine da condividere con i nuovi amici! :-)

mimì ha detto...

Ero a Parigi un Natale di qualche anno addietro,camminavo in una vecchia via di Marsiglia in cerca di una saponeria,correvo a Copenaghen per raggiungere un'antica biblioteca prima che fosse ora di chiusura,andavo pigra e curiosa per la medina marocchina e sempre accadeva la stessa cosa: il profumo di un pane appena sfornato mi raggiungeva e significava casa ovunque fossi.Ciao Loste.

Maurice ha detto...

Nel tuo peregrinare per lande se ti capita di passare per Chioggia, prova i "bussolai", delle ciambelle di pane secco. Altro che grissini! Li fanno solo lì e la ricetta dev'essere talmente segreta che i miei tentativi per carpirla sono rimasti sempre vani. Provali.

Loste ha detto...

Oh marona @Deny sono arrossito come alla prima poesia sul palco :))

Facili anche nei fatti @Caty2 tranquilla ! Grazie !

Quando vuoi @Silvia :)

Si si debbono lessare @Gloria, ma niente di che ... poi dipende da chi ti gira intorno :))

Ciao @Mirtilla benvenuta, verrò a trovarti sicuramente

Grande @Mimì :)) Ciao

Proverò @Maurizio, anche perché ho sempre in mente di andarmi a fare un giro da quelle parti :)

zorra ha detto...

mi fai risentire el freddo, brrrrr ;-) pero tui bretzel meravigliosi mi fanno dimenticarlo... Grazie per la tua partecipazione al World Bread Day.

Iaia ha detto...

Anch'io adoro il profumo di pane (a quello del caffè ci ho rinunciato nel momento in cui ho smesso di fumare..) e per me che vivo in città è uno dei pochi profumi che ancora riesco a percepire e che mi riportano indietro a quando si aveva la fortuna di poter mangiare nel caffelatte la "michetta" croccante di forno, perchè l'uso voleva si dovesse esaurire il pane del giorno prima.
Il pane raffermo, quello che da noi si chiamava il "panperdù", bagnato con uova e latte, fatto friggere nel burro (l'olio qui non si usava se non per condire l'insalata) e spolverizzato di zucchero.
Ecco, forse il tuo potere maggiore è quello di stimolare la memoria storica di ognuno di noi, da qualunque parte d'Italia si provenga.
Grazie Marco

Loste ha detto...

Grazie @Zorra è sempre un piacere :)

Belli questi ricordi @Iaia e intrigante questo panperdù mi ricorda un pane recuperato per questa torta

Iaia ha detto...

Eh si, caro Marco, hai proprio ragione, ancora oggi si fa la torta di pane con innumerevoli varianti, grazie al benessere.
Sai che un paio di anni fa, in tv hanno trasmesso un servizio su un ristorante piuttosto elegante in Provenza che offriva il nostro Panperdù con due varianti: il latte sostituito con la panna, mentre le fette di pane venivano completate con fettine di mele caramellate con zucchero e burro.
Un modo originale di trasformare un dolce "povero".

girlichef ha detto...

Wow! Your pretzels sound delicious...and very warming. They're beautiful :)

diddi ha detto...

Che bella sorpresa!!! :-) Li ho conosciuti a Friburgo, dove vive mio fratello, e sono diventati la mia colazione preferita. Ma non avevo coraggio a farli da sola. Ora proverò... :-)

Caty2 ha detto...

li ho fatti carissimo, e anche senza manitoba. Già quando mi metto in testa di fare una cosa ....sono rimasti un po' troppo morbidi rispetto a quelli che ricordavo ma sono spariti in un attimo tra la cena e il pranzo del giorno dopo. Erano 18 e noi siamo in tre !!
Ripeterò con la manitoba prometto.
Baci Caty2

Loste ha detto...

@Caty2 per averli più duri meno spessore e più tempo di cottura. Però me pare che vi son piaciuti lo stesso :D

Anonimo ha detto...

Io non ho blog. Faccio un giro ogni mattina a caso mentre bevo il caffè.
Ho cominciato a leggere racconto e ricetta...Devi essere speciale tu: alla fine mi pareva di sentire il profumo di quel pane.