23 febbraio 2010

Una password e due fruttarole


La cosa vera è che sto scrivendo questo post da troppi giorni. O le cose ti escono al volo senza lasciarti il fiato per pensarci su troppo, per girarci attorno, oppure è inutile perderci troppo tempo. Collezioni decine di incipit, che rileggi in maniera super critica, e che cancelli dalla pagina bianca del word come l’accartocciare di un foglio strappato alla macchina da scrivere.
Se non raggiungi subito le venti righe, non c’è niente da fare. Poi le cose si accavallano, il lavoro, la famiglia, pensi di farlo di sera appena dopo cena, ma poi si affaccia Spaccabal che ti vuole salutare dal suo computer nuovo fiammante. Parte bene il ragazzo ma poi torna a ripetere il solito ritornello di questo periodo: perché non posso avere una mail?
Pure la mail, poi la carta di credito e poi ce cappottamo direttamente. Alla fine cede: allora dammi almeno una password. Digito Matti2728. La guarda sorride soddisfatto mentre lo saluto e chiudo la videochiamata su skype. Il tempo di riprendere il post che non vuole uscirsene e arriva in chat il fratello che stasera deve commentare una poesia di Baudelaire. E si che lo sa, che il mio pensiero sulla poesia poco collima con quello della sua prof. Cerco di fare quello che ti insegnano nelle “HR Session” lo aiuto a tirar fuori cose che già sa, e alla fine è lui a scrivere tutto, con me che faccio solo il coordinamento.
E quel post maledetto che tanto non esce che alla seconda riga la campanella di skype avvisa che qualcun altro ha bisogno di me. Sotto all’utente “Spaccabal” c’è un “papà sei qui?” e una pennina che sta scrivendo, segno che dall’altra parte il piccolo batte sulla tastiera e poi: “scusa ma con quella passvord che cosa ci apro?”
Pensa te se potevo scrivere un post ! adesso gli devo pure spiegare a cosa non serve quella password.
Ecco alla fine è per questo, che questo post non usciva, se volete è una contraddizione in termini. Oppure è raccontare semplicemente un pezzo della propria vita. Vivaddio se non può essere fatto in un blog, sarà sempre meglio che sorbirsi gli affari di un direttore di radio tutte le sante mattine.
E comunque per avvicinarsi alla conclusione e per rimanere nell’ambito della sfera personale, da un po’ di tempo ho cambiato fruttarola. Ma non giù nella Marca Anconetana, ma qui in quella Trevigiana. Prima ne avevo una molto professionale, o almeno così sembrava, grembiule pastello, camicia e pantalone in tono, capello perfetto, un certo “sex appeal”, una pronuncia rotonda generosa di “prego”, di “si figuri” e “dica”. Poi il nostro idillio è finito, un paio di cose che quando scopri una volta tornato a casa ti vien voglia di tornare indietro a dire scusi è. Ma alla fine è come per la stazione radio, cambi canale e chi s’è visto, s’è visto.
Le nuove fruttarole, perché son due, vanno alla grande, aprono all’alba prima dell’orario e a volte mi ritrovo a tirar giù casse con loro. Ottima la qualità, bella la scelta e poi devono aver capito il cliente e ogni volta aggiungo qualcosa da farmi assaggiare con “poi mi dice com’è”. Ecco l’altro giorno avevano una “secondina” di radicchio trevigiano. La “secondina” è una seconda scelta che per formato estetico è più brutta dell’affusolato ceppo della prima. Il sapore è assolutamente identico e a volte capitano ceppi con foglie sottilissime che a me piacciono molto più di quelle larghe per alcune preparazioni. Ho caricato la cassa in macchina sulla strada del ritorno ho pensato che no, il risottto non lo avrei rifattto, qualcuno su facebook se ne ricorderà. Ma che stavolta ci sarebbe stato bene un:

Pasticcio trevigiano


Per 4 persone
300 gr di pasta all’uovo per lasagne, dovrebbero essere sufficienti 2 uova e 200 gr di farina, ma dipende dalle bocche da sfamare a me non basterebbero mai. Fate la sfoglia e tagliate a quadri la pasta, lessatela al dente, freddatela in acqua fredda con un paio di cucchiai di olio, e stendetela ad asciugare. A parte preparate un ragù con 300 gr di polpa di maiale (un capocollo andrà benissimo) e con 200 gr di polpa di manzo battute al coltello o macinate. Rosolata la carne in una noce di burro bagnata con evo, fate riassorbire tutto il liquido, pepate e salate sfumate con un mezzo bicchiere di grappa (dice una cara amica cuoca che ammorbidisce la carne). Una volta che il liquore sarà evaporato aggiungete le foglie di radicchio, intere se avete una “secondina” o fatte a pezzetti per la prima. Fate appassire per un dieci minuti e poi spegnete.
Preparate la lasagna classica condendo ogni strato di pasta con il ragù e la besciamella che avrete preparato in precedenza. Non usate parmigiano, per questo piatto il territorio la fa da padrone, formaggio Piave mezzano, e una salsa di ristretto di Raboso per guarnire.

Questo invece è il risotto girato su FB stesso condimento. Fermo restando che in entrambe i casi potete sostituire al ragù la stesssa quantità di salsiccia o luganega anche se resta un pochino più aggressiva.



Quando ho scritto il post? Questo pomeriggio in aereo mentre tornavo dalla "perfida Albione"

12 commenti:

mammafelice ha detto...

Per essere un non-post, ti è venuto benissimo... profuma tanto di casa, e questo mi piace!

Alem ha detto...

ad averle due fruttarole così...
Meglio leggere sicuramente un blog che ascoltare il famoso direttore di radio... :)

Pagnottina ha detto...

Ciao Lost (sta per L'oste o...) Tra i vari blog della blogsfera stamattina mi sono soffermata a leggere le tue storie. Non tutte ancora... Suggestivo il tuo modo di raccontare. Complimenti! E lo stesso vale per le ricette.....
Ritornerò..
A presto. ;D
Ah! Vedo che fai parte di una Confraternita dell'Amarone... Non sapevo dell'esistenza di queste confraternite e dovrò informarmi un po'.
Vivo a due passi da Serègo Alighieri, ma proprio due..L'Amarone é stata una scoperta.
Ottimo per me il suo.. Questioni di gusto..
Ancora a presto.
Grazia

iaia ha detto...

ragazzi quei piatti con la trevigiana sono meravigliosi (predilezione per il risotto, naturalmente) anche a quest'ora, però francamente il commento che a bocca chiusa è venuto fuori immaginandomi i tuoi ragazzi è stato "Ohhh steela" ma forse bisognerebbe essere delle mie parti per capirne appieno il significato.

silvia ha detto...

ecco. io mi ci ritrovo in quel che dici. che sono emorragica per quanto riguarda il raccontare di casa. se poi il raccontare diventa confronto è ancora più interessante leggerti. le ricette sono in ogni dove. i pensieri e i dialoghi sono più direzionali. sento una certa ironia per una trasmissione che, a me, ancora piace tanto. e adesso mi dovrò analizzare per questo.

Loste ha detto...

Se non profumassero di casa @mammafelice dovrei farli profumare della vita quotidiana aldilà delle mura, e non sarebbe un buon profumare

:)) è sempre questione di gusti @Alem i nostri collimano

Loste sta a volte per Lost(e) a volte per (L)Oste @Pagnottina. Grazie. L'Amarone è sempre una scoperta ;)

Anch'io voto il risotto @Iaia ... ma forse si capisce lo stesso !

Bé @Silvia ma sei fuori ? Ti devi analizzare perchè a te piace una cosa che ame non piace ? Ma cammina va ! Sai quante cose ci accomunano e quanto no ? :)

paolo ha detto...

sarò banale ma complimenti per la scrittura, per le foto, per la preparazione del piatto..insomma bellissimo blog!

Loste ha detto...

Ma no @Paolo un sano complimento non è mai banale ... grazie

Sabrina Fattorini ha detto...

Ciao,
questa non è una ricetta, è una meraviglia...complimenti...
se ti va di vedere il mio blog,
http//architettandoincucina.blogspot.com
a presto

Iaia ha detto...

Marco, scusami una domanda: come si ottiene il risultato del cespo di trevigiana che trionfa sul risotto? Sembra grigliato ma all'apparenza non risulta essere stato appoggiato da nessuna parte.

Loste ha detto...

Grazie dei complimeti @Sabrina, passerò.

@Iaia è un ceppo sfogliato di una metà di foglie e lasciato in forno a 170° per una ventina di minuti, infornato appena prima di inziare il risotto, salato a fine cottura e bagnato di un filo di olio una volta impiattato.

pinguil ha detto...

grazie, certi post sembrano risvegliare i miei neuroni...